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Come un sipario che muore oltre la lingua

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carne tremula

camera francese [6]

Quest’assurdo momento che non lascia respiri
è un peccare da assolvere, una lenta voglia
da inoltrare come una mail infetta
un fabbisogno che non arriva nemmeno alla voce
mi arrendo per ora, si torna sempre sui propri
passi
mi lascio nella pace di ogni secondo che rammendo
sulla parte esposta del corpo
sono un dubbio avviluppato alle gambe
ed una mano che si bagna fra le cosce

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racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [10]

sono me stessa dentro ogni parola che ti ho detto, forse troppo scoperta, pelle libera e ossa in vista per non nascondere nemmeno quando il pianto è un semplice viaggio di ricordi

ho sentimenti così forti che le tempie non reggono all’impatto, lettere spiegate dal cuore da sillabare con il timore di schiene avverse – e vorrei continuare ad averti alla mia sinistra
mordere la carne e gemere per tutto quello che sei

e mi credevo tua in ogni periodo, scontrosa come sgraziati nevischi –
ammalarmi dell’indimenticabile desiderio
– e come una lacrima dai fianchi – decidere di sva[e]nire

Roberto Kusterle

quattro atti per il corpo [14]

dimostrami il sangue
la coltre dispari
che annerisce i seni

(così nella bellezza
di un domani che fa male
mostra denti e pelle
nei gesti promessi)

camera francese [4]

L’accortezza delle parole,
diffuse/soffuse
una perfezione che mi fa tutta e
scompone la gola in un soffio,
le membra stanche nei dopo
accortacciati
nello stare in silenzio a schiena tesa
e una lingua che gioca con la mia bocca
dita ad aprire voragini umide/pulsanti
ti sospendo in un attimo
poco prima della luce
sva[e]nendo
nei lenti passi camminati
come fumo denso

camera francese [3]

resta una parte di me

mostrata – svelata

infuriata

dalla tua assenza, che trascorre

la pelle ansimante

(e poi mi raccogli – dal nucleo
fino al fiordo dei nostri corpi)

camera francese [2]

ti accarezzi quando ti guardo
il respiro-corto si fa spinto
come la tua lingua sul mio seno
fino a quando le tue mani scorrono
e mi trovo a sbucciare le tue labbra
a ringhiarti-mordendoti
che sai farmi divina
così ad un passo dal vuoto

racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [9]

questo buio che inonda come mare sontuoso,
mentre mostro il mio corpo oltre l’inizio della pelle
un giardino dove piove la notte –
che mi sfalda come una scintilla
e mi pettino –
sciogliendo ogni pensiero
facendomi bimba mai sazia

 

quattro atti per il corpo [5]

la mia storia si ripete
una lingua parlata dalla carne
il dialogo riflesso su fogli mozzati di noia
un senza ombra – miagolato
dalle nuvole
leggermente arrossate dagli intenti
la notte cura le parole
nei letti curvi
e nelle mani ammutinate

il corpo che geme

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