Cerca

Come un sipario che muore oltre la lingua

Tag

corteccia

discorsi alla madre [7]

mi sono fatta segreto
qualcosa che il cielo non stringe
come sconosciuta alla luce
mentre il guscio – ,madre
mi accarezza bambina

[e suonano le stelle
lentissimamente
sciolte
lungo il tuo dorso
che scivola oltre il mare]

Annunci

racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [10]

passano le notti e le accumulo dentro la pelle – così atomica da implodermi fra le parole
carta da scrivere è il mio corpo neutrale – ero nel buio asfittico della condoglianza
rinasco fra le mani acerbe del giorno quando luglio mi dondolava in bocca nudo
e sono mesi che ho giorni celesti e giorni così neri da sporcarmi anche la pagina bianca
della memoria

il silenzio onesto delle cose [16]

al di fuori della mia bocca
fiorisce – scura – la notte

mentre bianca
piego le parole
sotto i cuscini sporchi
di latte

e il mare che manca
cresce fra le dita

quattro atti per il corpo [13]

risuonano gli abboccamenti a labbra schiuse
una lingua di terra e il piantare le rime
nel dopo – così arrossato come una voglia
e sbarro occhi nel torbido mentre piango
dalle gambe e la tua unghia mi ciba
di cose fatte adagio nella notte

l’estetica del dolore [22]

al suono d’aria che muore verticale
mentre il corpo – coltiva
ogni chiaro giorno riflesso
portami dentro la mappatura
infinita
con le mani bene aperte sulle parole
fino a che non mi mancherà l’aria
e ti molplicherò sulla mia pelle

al blu dei confini [3]

ricorda alla pelle
di essere incendio
un tarlo di pensieri
che mangiano dalle mani
parole
[nel mentre
ascolta il rumore del mare
e siediti sul bordo della Luna
che sorride contro la tua schiena]

nel lungo dondolare della parola [8]

l’aria-cartilagine
si espande nel tracciato
del mio corpo tenero

e scrive anni con le piume
mentre la mano rovescia la caduta

[si fa estate a sera
con la mimica della nostra casa

bagnata
come quando
metti le tue mani

dentro me]

racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [9]

trascino la bellezza oltre il buio – mentre tacciono i lumi e le stelle
e la notte scappa dagli occhi
e mi allargavo per appartenere a questo sempre
diventando dimenticata
come il tempo che ha velluti
e profumano come i nostri inchiostri

 

il nero delle forme [11]

fatta di larve
mentre la clausura genera
acqua

e il disiquilibrio
genera stanze
d’argilla e sperma

sono una città
che va in fiamme

 

Blog su WordPress.com.

Su ↑