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Come un sipario che muore oltre la lingua

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corteccia

il silenzio onesto delle cose [16]

al di fuori della mia bocca
fiorisce – scura – la notte

mentre bianca
piego le parole
sotto i cuscini sporchi
di latte

e il mare che manca
cresce fra le dita

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quattro atti per il corpo [13]

risuonano gli abboccamenti a labbra schiuse
una lingua di terra e il piantare le rime
nel dopo – così arrossato come una voglia
e sbarro occhi nel torbido mentre piango
dalle gambe e la tua unghia mi ciba
di cose fatte adagio nella notte

l’estetica del dolore [22]

al suono d’aria che muore verticale
mentre il corpo – coltiva
ogni chiaro giorno riflesso
portami dentro la mappatura
infinita
con le mani bene aperte sulle parole
fino a che non mi mancherà l’aria
e ti molplicherò sulla mia pelle

al blu dei confini [3]

ricorda alla pelle
di essere incendio
un tarlo di pensieri
che mangiano dalle mani
parole
[nel mentre
ascolta il rumore del mare
e siediti sul bordo della Luna
che sorride contro la tua schiena]

nel lungo dondolare della parola [8]

l’aria-cartilagine
si espande nel tracciato
del mio corpo tenero

e scrive anni con le piume
mentre la mano rovescia la caduta

[si fa estate a sera
con la mimica della nostra casa

bagnata
come quando
metti le tue mani

dentro me]

racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [9]

trascino la bellezza oltre il buio – mentre tacciono i lumi e le stelle
e la notte scappa dagli occhi
e mi allargavo per appartenere a questo sempre
diventando dimenticata
come il tempo che ha velluti
e profumano come i nostri inchiostri

 

il nero delle forme [11]

fatta di larve
mentre la clausura genera
acqua

e il disiquilibrio
genera stanze
d’argilla e sperma

sono una città
che va in fiamme

 

quattro atti per il corpo [12]

gorgogliare è un viaggio della voce
appesa alla lingua nei cavi molli della mia anima
il riflesso ripetuto della mano contro i vetri
ammassati di pioggia
nello spettacolare svenire del cielo

il silenzio onesto delle cose [15]

nel tempo contratto
vissuto andando dentro i boschi

nudi

in pasto alle ombre
con i silenzi dentro le braccia
come rami torbidi

a coccolare la pioggia
mentre uso le parole come ombrello

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