Archivi tag: Greta Rosso

omaggio d’amore poetico [11]

il ritardo

malgrado tutto cucivo il mio sangue al tuo
facendone scialli molto ricamati, che non
dessero modo di vedere quanta pelle mia
unissi ai punti, – e la fioritura era così
tardiva, immeritata quasi, da costringermi
a dire no, no, no, e no ancora, negavo la presenza,
annotavo sacrifici, ti parlavo delle cose e delle
mie folli missioni – quasi non fosse un dire
la vita, e farla, ogni parola che ti toccava
dalle mie ossa.

***

l’ultimo uomo sulla terra

nell’istante preciso
in cui
l’ultimo uomo sulla terra
comprese di essere
l’ultimo uomo sulla terra
fu finalmente possibile
rinunciare
a un modo di dire
alquanto fastidioso, che era:
due pesi e due misure.
tutto era diventato
infiniti pesi e infinite misure
senza più nessuno
a tenerne conto.

***

liquidazioni

sarebbe stato meglio dipingerci addosso una veste lunga
e profanabile, priva di legacci e chiusure meccaniche,
una veste come pelle di pesce, aderente e
pronta da tagliare, una veste che fosse
ciò che eravamo. ma il supplizio
continuava: di accollarci il
peso dell’esistenza
e le sue lente
propaggini.

***

l’anno in cui morivano i poeti

L’anno in cui morivano i poeti
io imparai a sciare.

È sorprendente la relatività
e poi è sorprendente la casualità
delle cose.
Come da un pugno di polvere
esca il ragno che mi terrorizza
o come da un mazzo di fiori
arrivi uno sparo che non è, no, non è
a salve.

L’anno in cui morivano i poeti
io mi chiedevo che senso, che peso avesse
il fatto di continuare ad andare a capo-
-forse più simbolico che altro.
come morire, morire di continuo,
una riga dietro l’altra.
e lasciarsi infinitamente detti.

greta

Greta Rosso ha pubblicato due sillogi

http://www.ibs.it/libri/rosso+greta/libri+di+greta+rosso.html

il suo blog:http://strepitio.wordpress.com/

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Diari della notte – le voci inquiete [19]

Ma devi cominciare a prendere coscienza della notte, che non è quella che comunemente viene chiamata notte, ma quella che comincia sempre dopo, sempre un istante dopo, e che raramente trova qualcuno fermo al suo posto, a raccontare…

da Canti del caos, Antonio Moresco

e taci, di quel silenzio che mi spaventa le ossa
un corrimano di spine, disegna parole con il sangue
ed io scendo, dandoti la schiena, offertorio
di queste tua parole, nude

è uno stupore definitivo, oltraggioso
l’istante in cui il corpo si consegna alle mani degli occhi
e lascia cadere di schianto tutte le foglie del sonno.
Greta Rosso

ho scelto di non darti per scontato,
di stemperarti sia nelle mani che nella memoria
mentre ti credevo ancora fermo
nelle righe sfatte delle lenzuola
e nelle labbra aperte del sole,
quel lento dondolarsi
che si fa come una tendina,
mentre fuori albeggia
un settembre indimenticato

handtear
resta un gorgo di saliva sul gomito
un ricordo che si disossa ad ogni passo
spremuto sulle suole
è strano questo tempo languido
cenno di labbra che non so bene dove appuntare
e spargere un seme in zolle sparpagliate
da becchi e piedi scalzi
una gestazione che si aggira
nei pressapoco spianati sulla mia bocca
il tremore prosegue
nella nudità che non mi dimentica