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il nero delle forme [15]

ho una miseria in ogni tasca
e la mia stanza profuma di erbe

calcolo gli alberi e le stagioni
ricordandomi di non avere oceani
da leccare

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il silenzio onesto delle cose [19]

non ho destinato misure
in questo esserti verticale madre
ho solo atteso la leggerezza della primavera

un rinascere con tutti gli insetti
e le voglie da trasformare in respiri
lo sguardo che asseta
è una meravigliosa estate che
avviene fra le parole

e rompo il silenzio con una fiammata
che percorre ogni contorno
mentre il sole è una mareggiata
nel cuore

Cristina Coral

racconti dal cielo [parentesi neutrli di tempeste] [12]

ho deciso di restare nella tortura, nello spazio stretto delle vene che fanno un cuore

mi schiaccio addosso ogni desiderio e nemmeno fra i denti, ti parlerò di altro

troverò ogni nuovo giorno che mi darò, nelle mani aperte e nei tagli infetti, il tuo splendido silenzio

ho solo parole fragili, adesso

e me le terrò in bocca, come ogni speranza che muore nel vento che tirava stasera

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discorsi alla madre [9]

il tempo è prezioso
il tempo non ti chiede ritardi

non ti dona frequenze diverse
le fa sottili come ostie
ma resta tale e quale inalterato
chi si altera sei tu

nelle molteplici disfunzioni
crea intoppi e si disarticola
torna
dopo come un rigurgito
estraneoma torna intatto

(tu lo sapevi, vero?
madre tu sapevi che non bisogna regalare il tempo a nessuno)

nel lungo dondolare della parola [11]

il bello che esplode nelle bocche nere
due carni e mille volte celesti
mentre la memoria è un gracidare
masticato

vorrei morire nel pudore
il lieve spietato respiro
che mi sveste

innamorandomi di questo tuo
andar via
mentre è un morso spezzato
la vita

ph Laura Makabresku