note a margine [10]

Ancora adesso a volte mi chiedo: Avere provato anche so­lo per un attimo a uscire lì fuori, per me che prima o poi ero destinata a tornare indietro, per l’uccello imprigionato nella gabbia della vita, è stato un bene?
E la risposta, non so perché, è sempre la stessa. “Sì, è stato un bene” mi risponde una voce dolce. Venuta da non si sa dove, ripete, come una ninnananna, che sono viva. La sua eco mi arriva morbida eppure potente, come quando all’ inizio della primavera l’erba, gli alberi, i boc­cioli spuntano tutti insieme, e tutto splende di un verde lu­minoso. Allora socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo, che per uno strano corso di eventi ho finito col vedere dall’ester­no. Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un cer­to punto si sono allontanate da me. Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diver­so, e con le quali invece, per qualche ragione non è andata bene. In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho in­contrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nes­sun modo.
Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mon­do profondo e lontano, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici.

Banana Yoshimoto

note a margine [8]

“Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare: a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. A non essere amara. Risparmiamelo il finale, quel finale acido citrico aspro che scorre nelle vene delle donne in gamba e sole.”
— Sylvia Plath – Diari