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racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [5]

posso raccontarti l’odore che fa una rosa quando cade – quando accoglie il dolore dell’asfalto caldo in piena estate e si mimetizza con l’afa dei giorni che tremolano oltre le finestre sporche.
posso portarti dentro le cose in un settembre che sva[e]nisce colmo di aspettative sfregiate e imitare il perfetto sorriso per farti del bene.
posso fare del vento con le braccia e spiegarti che il sole non ha paranoie – si autocelebra con questa sua fame di pelle e il buio oltre gli indumenti.
posso parlarti per ore del fuoco e del suo contrario – mentre spengo una sigaretta nel mare e getto le spalle oltre il confine del mondo.

Jaya Suberg

Jaya Suberg

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l’estetica del dolore [12]

restare seduta oltre il tuo sguardo

una panchina

il mare a riempire le tasche

(dentro ogni cosa c’è il tuo fiato

la tua voce spinge verso il sole)

restare quando il tempo non si ferma

questo vuoto che spezza ogni giorno

come vetro in frantumi

(dentro ogni cosa c’è il tuo nome

la tua carne mi abita)

restare, quando tu sei andata via.

(ciao mamma. 01.01.2009 -01.01.2016)

l’estetica del dolore [10]

inizio a sentire quell’aria che mi mangiò dicembre
quell’anno non ha memoria dolce
mi hanno legato alle gambe massi di dolore
dentro e fuori quel bianco molesto
dentro e fuori come ogni tubicino
che lavava via le paure
(sembra il tic tac dell’orologio
che odia capitan uncino)

*

il tempo fa passi da gigante
si sommano muro per muro
impalcature di assenze
destinate a crollare
al primo scossone
(il terremoto è alle porte)

*

chiamerò ogni foglia caduta
con il tuo nome
perchè il mio angelo
è immenso
e necessita di maestosità

*

la camminata nella neve
mentre il sole mi mangiava le nocche
vorrei non aver visto quella figura scura
accanto al tuo letto
quei gesti estremi
che mi portavano lontana da me

*

mi ripeto
ma questa morte
ha spento il tono
di ogni mio sorriso