e tutti esistono nonostante tutto (cit. Raboni) [2]

penso alle parole
in fila sulla ringhiera
abbottonate alle cose insipide
della vita
ai meandri neri del tuo corpo
che al dolore sottrae l’inchiostro
e sparge ceralacca
per sfamare il cielo
e la preghiera, dopo, intona
il semplice vagito degli alberi

 

 

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racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [5]

posso raccontarti l’odore che fa una rosa quando cade – quando accoglie il dolore dell’asfalto caldo in piena estate e si mimetizza con l’afa dei giorni che tremolano oltre le finestre sporche.
posso portarti dentro le cose in un settembre che sva[e]nisce colmo di aspettative sfregiate e imitare il perfetto sorriso per farti del bene.
posso fare del vento con le braccia e spiegarti che il sole non ha paranoie – si autocelebra con questa sua fame di pelle e il buio oltre gli indumenti.
posso parlarti per ore del fuoco e del suo contrario – mentre spengo una sigaretta nel mare e getto le spalle oltre il confine del mondo.

Jaya Suberg
Jaya Suberg

l’estetica del dolore [12]

restare seduta oltre il tuo sguardo

una panchina

il mare a riempire le tasche

(dentro ogni cosa c’è il tuo fiato

la tua voce spinge verso il sole)

restare quando il tempo non si ferma

questo vuoto che spezza ogni giorno

come vetro in frantumi

(dentro ogni cosa c’è il tuo nome

la tua carne mi abita)

restare, quando tu sei andata via.

(ciao mamma. 01.01.2009 -01.01.2016)