l’estetica del dolore [6]

pestare i piedi in un mortaio spingendosi oltre
– nudi e semplici
come conchiglie intiepidite dalla fame
e intanto formare un solco di abbracci
al ripetersi dei particolari come ombre
trattenerle queste cuspidi
lamelle di cielo
dondolanti sui denti
smossi marci
da un pianto
come una telepatia – eseguita con mani acerbe
levo la pelle con una calma che spiana
ogni attesa

è notte tardi – la ruggine s’annida
nei controventi
diroccati nelle dita

da La voce silenziosa delle api, silloge mai pubblicata.

Francesca Woodman
Francesca Woodman

Diari della notte – Le voci inquiete [42]

alsowoodman

raccogliere e riordinare le cose per natura e dolore, la tranquillità di un sonno senza paura mentre il lembo di un sottile sorriso scaturisce la calma e le mani forti a sollevare e distendere chiarezza, sprigionare la limpidezza dell’acqua e ammalarsi di bellezza riconquistata con un morso di pane o con le rughe di un viso che crede anche sporco di lacrime e terra, fatti come una preghiera e lega forte il cuore con ancoraggi estremi, dove la terra è una calma che si appoggia al sole di una speranza.

“Scrivevo silenzi, notti, segnavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini.”

A.Rimbaud

mutare la distruzione in arcobaleni chimici
distinguere il bene da una zolla di male
e poi rosicchiarne la pelle – cigolando
sulle unghie il delitto perfetto
dell’anima e dei suoi pargoli bluastri

E’ solo la tua immaginazione che alla fine l’accende
al tramonto in quella mezz’ora colore del rimpianto,
quando la risacca, più vecchia della tua mano, scrive:
“Non è niente, ma è questo niente che la fa grande”.

Dereck Walcott

resta poi, il dimenticarsi
cambiando stoffe colme di sale
negli orli schietti del cielo
dove questo inverno
è il mio apparato digerente

ematoma sulle nostre lingue
come una storia stretta
vagina di un foglio
piegato per mancanze

Il cerchio della sera
stringe tutto il cielo nelle tue mani
di là dagli occhi la luna raccoglie
il filo svolto del giorno
nelle corolle dischiuse delle stelle.
I desideri tendono l’ultimo laccio al vento.

Leandro Di Donato

erigere immortalità [21]

Il marciume di un rivolo nudo
percorre ostie di cielo rosseggianti
minuzioso in un cuore di calma
il mio occhio intercede nelle intercapedini
di queste mani scolpite/stridenti
e la mia preghiera rotola attraverso i nervi
[dove manca la parola]
e in un silenzio c’è un’ora di troppo.

Francesca Woodman
Francesca Woodman

Diari della notte – le voci inquiete [21]

ti ripesco con uncini dalla mia pelle,
ogni lingua parlata
si rassegna al mio placido odio,
che spintona
parole
oltre le porte della memoria,
il seno morbido mi racconta il tuo sospiro
e la bocca riporta
il sapore di ogni nostro muoverci

Sa Dio quello che io cercavo, volevo incontrare
non so cosa,
una sera,
sentivo l’antico momento dell’incanto, le cose
dimenticate nel tempo
– gli oggetti senza forma dentro di me,
una traccia di cenere e un pezzetto d’acre,
quei nomi immortali nella memoria.

Jaime Saenz

Francesca Woodman
Francesca Woodman

resto in questo continuarti a raccontare della polvere,
di un gambo di rosa priva di spine –
ingoiate una ad una per piangerti dalle labbra,
come una calda benedizione
ti stringo la lingua
nel cappio che dal cranio va alla voce –
una lenta effusione sbavata per diritto di proprietà,
nel colletto spianato con una mano tremante
riporto le briciole della mia rabbia
che ti appartiene in una sorta di lentezza drammatica –
tentennare in una caduta nervi
attraverso la calma quiete
di un orgasmo stuccato di bianco e sale

Oggi il mio cuore
non è altro
che un battito di nostalgia.

Giuseppe Ungaretti

tengo le parole appese con la saliva – stretto modulare le dita fino al ramo
di nervo contorto/ come apparenti ombre – che sgocciolano
infine, nell’origamo di mondo che conosciamo /mi assento e sparisco
come carta che mi assorbe