camera francese [9]

al rumore dei vestiti che scivolano

si mescolano le mani sui finestrini

nel tempo misurato fra una parola

e l’aria tenera della notte

-i corpi gocciolavano lenti

estremi alla luce

mentre la fame

arrivava dritta fra le cosce

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camera francese [6]

Quest’assurdo momento che non lascia respiri
è un peccare da assolvere, una lenta voglia
da inoltrare come una mail infetta
un fabbisogno che non arriva nemmeno alla voce
mi arrendo per ora, si torna sempre sui propri
passi
mi lascio nella pace di ogni secondo che rammendo
sulla parte esposta del corpo
sono un dubbio avviluppato alle gambe
ed una mano che si bagna fra le cosce

camera francese [5]

a divincolarsi nei muri
masticandosi – caldamente appropriati
tempestivi – ripetendosi
una promessa insaziabile
e poi appartenersi nel buio
affondandosi entrambi
nelle ripide bocche
temporeggio – per non smetterti
da me

camera francese [4]

L’accortezza delle parole,
diffuse/soffuse
una perfezione che mi fa tutta e
scompone la gola in un soffio,
le membra stanche nei dopo
accortacciati
nello stare in silenzio a schiena tesa
e una lingua che gioca con la mia bocca
dita ad aprire voragini umide/pulsanti
ti sospendo in un attimo
poco prima della luce
sva[e]nendo
nei lenti passi camminati
come fumo denso