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Come un sipario che muore oltre la lingua

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sbocciare

quattro atti per il corpo [13]

risuonano gli abboccamenti a labbra schiuse
una lingua di terra e il piantare le rime
nel dopo – così arrossato come una voglia
e sbarro occhi nel torbido mentre piango
dalle gambe e la tua unghia mi ciba
di cose fatte adagio nella notte

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quattro atti per il corpo [9]

e le mani – così
nelle pieghe curve di buio
quanto una preghiera
nello scorrere della pelle

sofisticatede

esigenze [43]

e poi desiderare il sole

un frammento cantato

che muta

nella ferocia della strada

morethen

 

.voce.

ho cavi ritorti a corrermi fra i seni, sapore di rame, quando cerco con la lingua la mia voce

ruvida la nocca scorre sulla tua guancia in un sorriso malato

_ed esce, graffiante, sull’interno morbido della tua bocca, assoluta, invariabile

un gesto di stizza fra i capelli, come una treccia di corda

_

tutto questo tremore, resuscita, s’infila nei denti, come fumo

_ti ricordi ancora il mio pianto da sbocciata

assoluzione, questa pare la mia parola dilatata

e siamo così, come un granello, ancora

_

mi sento come un suolo calpestato, certi giorni atomici, mielano e spiegazzano

l’inverno ormai è quasi una striscia di cappotto, liso e la mia voce è una mano

calda sulla tua schiena schiusa sulla mie labbra.

[inedito 2011]© Antonella Taravella

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