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Come un sipario che muore oltre la lingua

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Amelia Rosselli

faccio la conta.

Per quel tuo cuore che io largamente preferisco
ad ogni altra burrasca
io vado
cantando
amenamente
Amelia Rosselli

30 agosto 2011.
Il mio mondo si è fermato quel giorno.
Orologio frantumato.
Ecco cos’ero e cosa sono a quasi due anni di distanza, un contenitore di latta che risuona ogni giorno dentro di me.
Mentre scendevo da quel treno mi tremavano le gambe, fortemente – così forte che il tremore arrivava all’intestino, fuori il sole invadeva ogni angolo di Roma.
Piena di voci – odori – e di me, è così da sempre la Stazione Termini, nella mia testolina la vocina mi diceva: “Oggi tu ti doni alla persona sbagliata – il tuo cuore non reggerà questa botta, non ci sarà un domani”.
Sapevo quello che avrei vissuto quel giorno, sapevo che mi avrebbe invaso la pelle con una sua storia, che si apre e si chiude in questo 30 agosto.
E.
Nient’altro, tutto il resto del mondo fuori.
Restano fra le mille stanze di me, l’aria di un chiavistello che batte mentre si apre un cancello, una “casa” che mi appartiene, i gesti imbarazzati e l’esplosione – una beatitudine dalla memoria intatta.
Paralizzando un silenzio di gesti.
Tu da un lato io dall’altro e non avere altro da dirsi.
Dove io mi dondolo come un fantasma – ho perso una parte di me quel giorno di agosto.
Vivendomi come una mancanza, non era l’amore il collante, ma tu mi hai tolto un pezzo di me anche senza volerlo davvero.

artflorPj Harvej – Dear darkness

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Diari della notte – le voci inquiete [5]

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Amelia Rosselli

[nuda raccontata – come una febbre il dolore
impietrita in ogni parte, ti porto ora nei bordi
spesi nel superarsi da parte a parte
un tuorlo morbido – giocato nella bassa
luce delle cose che non ti pensano
zavorre di particelle e terre dentro le unghie]

evidenziare il bisogno d’aiuto in un mascherarsi precoce che ravvede la bocca e la sua cucitura alare, nel braccio teso contengo cenere che non lascia segni penduli, ma solo altro nero collocato fra il silenzio e la tua schiena sacrificale

Pensa all’amore come ad uno stato di grazia,
non come ad uno strumento per raggiungere un fine,
ma come l’alfa e l’omega, in se stesso contenuto.

G. Garcia Marquez

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