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Come un sipario che muore oltre la lingua

nel lungo dondolare della parola [5]

questo inverno dal corpo caldo
fa vuoto intorno
mentre gli occhi parlano
con il confine che abita i miei anni
senza il tuo nome

racconti dal cielo (parentesi neutrali di tempeste) [7]

sprofondo così nella tua bocca
miniatura d’orgasmo che sminuzza la notte
e mi stravolgi – celeste

mentre mi fai come una febbre
fra le cosce

tattica

musica da camera [11]

il nero delle forme [8]

siamo pelle che urla nella neve
con la notte a fare da contrasto
mentre il sangue pronuncia
il rispetto che merita

(per chi ha perso la vita al Rigopiano)

quattro atti per il corpo [9]

e le mani – così
nelle pieghe curve di buio
quanto una preghiera
nello scorrere della pelle

sofisticatede

il silenzio onesto delle cose [12]

questo orizzonte fatto di carne
nel caldo della luce sull’inguine
inaspettata
torna la mano sulle cose
mentre le parole
sono abissi
fra due corpi lontani

Roeg Cohen
Roeg Cohen

l’estetica del dolore [18]

l’amore resta nel pensiero
quando ridefinisco l’aria che sopravvive

ed il silenzio
diventa uno squarcio –
nel velo che ti copre

(mentre la neve
si calcola per dolore)

discorsi alla madre [4]

c’è un sole fiammante che corre sulla terra
e il tempo nevica
ricorderò i fiori – mentre troverò posto
per ogni abbraccio che manca

(piccola mia, io ti guardo e ti contengo)

resta lei.
in ogni sua forma.
8 lunghissimi anni.
ciao mamma.

il glossario delle parole imperfette [48]

è la parte accumulata nella voce
ad ardere forte
un rifugio di neve

mentre il tramonto cresce
fra il celeste delle nuvole

e l’abbraccio aperto
del nulla

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