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Come un sipario che muore oltre la lingua

l’estetica del dolore [24]

ho questo dolore qui
puntuale e atroce
che mi annega

lentissimamente

il tempo così libero di essere
quando abbraccerei volentieri ogni cosa
che porta il tuo odore

ed è un peso che ferisce i piedi
e muore di ruggine
mentre svuoto le stelle

[me ne andrò un giorno
dopo la pioggia
per non lasciare l’odore
nelle parole]

ezorenier
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al blu dei confini [5]

all’esplosione di questa prima luce
mentre cresco dentro ogni stanza
e raccolgo una radice pudica
mentre l’amore – è

un cane che abbaia alla luna

Edward Weston

musica da camera [19]

camera francese [6]

Quest’assurdo momento che non lascia respiri
è un peccare da assolvere, una lenta voglia
da inoltrare come una mail infetta
un fabbisogno che non arriva nemmeno alla voce
mi arrendo per ora, si torna sempre sui propri
passi
mi lascio nella pace di ogni secondo che rammendo
sulla parte esposta del corpo
sono un dubbio avviluppato alle gambe
ed una mano che si bagna fra le cosce

discorsi alla madre [8]

non sono brava a costruire muri
a giocare con l’anima
mentre con premura
predispongo il corpo
come se fosse un pasto

guardo questo illuminarmi
che si protrae all’infinito
mentre ogni pietra diventa
specchio

e ritrovo la notte
con i colori tenui dell’acqua
-conto i giorni
per bere di te

nel lungo dondolare della parola [10]

Vorrei una pelle meno sottile
Vorrei la tua bocca appesa alla mia
Vorrei non dovermi scusare per le parole che dico
Vorrei vederti come sempre
Vorrei non metterti nei ricordi
Vorrei toccare ogni tuo respiro
Vorrei non.
Vorrei avere più amore per me stessa
Vorrei essere più dura di una roccia
Vorrei non assecondarti per essere felice
Vorrei meritarmi del tempo

Me lo merito.
Perchè merito il meglio

racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [10]

sono me stessa dentro ogni parola che ti ho detto, forse troppo scoperta, pelle libera e ossa in vista per non nascondere nemmeno quando il pianto è un semplice viaggio di ricordi

ho sentimenti così forti che le tempie non reggono all’impatto, lettere spiegate dal cuore da sillabare con il timore di schiene avverse – e vorrei continuare ad averti alla mia sinistra
mordere la carne e gemere per tutto quello che sei

e mi credevo tua in ogni periodo, scontrosa come sgraziati nevischi –
ammalarmi dell’indimenticabile desiderio
– e come una lacrima dai fianchi – decidere di sva[e]nire

Roberto Kusterle

il nero delle forme [13]

esplosa da ogni piega
ho fatto promesse
e stretti nodi da mantenere
fiocchi
miscelati al sale di ogni giorno
che m’appartiene

[tutto ha la durata di un secondo
l’incunearsi delle vene
come partecipate e striate]

il getto del sangue ha
l’andatura di un Pollock
sfebbrato

[ora che non ho più l’appiglio
vorrei gettarmi dalle scogliere di Dover
con la stessa accuratezza di un volo in picchiata]

philomena famulok
ph Philomena Famulok

note a margine [5]

Sono un individuo in declino, sogno un’ultima saldatura potente tra cazzo e fica. Niente logica, nessuna sintassi, nemmeno quella mia e tua. Voglio il piacere che abolisce ogni definizione e fa combaciare per qualche attimo l’inizio della vita con la sua agonia.

Domenico Starnone

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