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Come un sipario che muore oltre la lingua

quattro atti per il corpo [10]

acqua tragica come la parola
nella tregua distante un palmo
dalla mandorla dolce
al sale – invalicabile
delle mie lacrime
un pressappoco sotto i letti
ammassati nelle stanze del dolore

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il silenzio onesto delle cose [13]

ora che le mani corrono sulla pelle andata del viso
si contorce il legno dei muri
e vagheggia come un supplizio
l’estrema marea che il sangue canticchia

poi
terribile
la fame bambina
passeggia nel pieno possesso
della terra
che sopporta il peso
delle nuvole

ph Marisa Maestre

l’estetica del dolore [19]

farsi tempo con tutti i passi del mondo
abitare una casa con il pane sul tavolo
mentre i corpi che restano
fanno
una luna aperta sui palmi
e darsi da bere
spandendosi
lungo il muro taciuto alla notte

il glossario delle parole imperfette [49]

c’è questo tuo essere parola
che muore, bianca, sulle costole

discorsi alla madre [5]

La terra è fatta di cielo.

F. Pessoa

nulla resta ignoto
quando mi scrivi da lì
ed oggi – l’acqua ha un sapore
dolcissimo
mentre accarezzo il dolore

[mi faccio spazio e stringo le braccia
e ricordo
il desiderio del tempo che eri
mentre questa terra
si fa cielo]

nel lungo dondolare della parola [5]

questo inverno dal corpo caldo
fa vuoto intorno
mentre gli occhi parlano
con il confine che abita i miei anni
senza il tuo nome

racconti dal cielo (parentesi neutrali di tempeste) [7]

sprofondo così nella tua bocca
miniatura d’orgasmo che sminuzza la notte
e mi stravolgi – celeste

mentre mi fai come una febbre
fra le cosce

tattica

musica da camera [11]

il nero delle forme [8]

siamo pelle che urla nella neve
con la notte a fare da contrasto
mentre il sangue pronuncia
il rispetto che merita

(per chi ha perso la vita al Rigopiano)

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