Blood Pressures

E’ una notte come le altre, il bosco della mia mente non ha luce, se non un piccolo e costante falò di carnalità che resta sospesa fra lingua e silenzi.

Ho pensato a quante volte ho dato la mia bocca, per naufragare nella densa nostalgia della felicità, a quante volte ho mostrato i seni all’orgogliosa Luna, per farmeli succhiare ad occhi chiusi o quando a gambe aperte aspettavo l’orgasmo di una lingua qualsiasi, per distrarmi e farmi gemere come una cagna in calore.

Ora mi calcolo con distratta ossessione, guardo il mio corpo disegnato e mi accarezzo famelica, sono ciò che voglio, con tutte le imperfezioni che mi circondano le parole.
E mi sento fantastica, seduta a gambe sospese verso un nulla che mi fa mare, liquida, infinita.

Il fuoco che sprigiono è una parabola della mia voce – mentre m’immagino di colare come saliva su questo scopare dentro ogni parola.
Non posso essere altrimenti che limpida, pornografica fino a sbavare sul cazzo duro dell’infinito.

Tornare a casa

Tornare a casa tutta intera, è questo che spesso mi ripeto, non è un modo come un altro per mostrare l’anima nuda delle cose.
Mi hanno detto tutto il male che mi appartiene, ma la parte migliore viene sempre dopo, quando il velo si alza, e mostra le pecche, i disagi, le impronte di cose vissute, le perdite e gli abbandoni.

Perché la cecità, l’infinita pazienza delle ore, non sanno veramente come muoversi, senza appiccare incendi, ed io non sono nata pompiere, ma un po’ incendiaria. Frenare ciò che sono è come mettersi su i binari ad aspettare che arrivi il treno in corsa e sapere che ti ci butteresti sotto lo stesso.

Ho bruciato tappe e spaccato bottiglie di rancore, espiato meraviglie, terrorizzato anche me stessa allo specchio e tutti quelli che mi hanno respirato vicino.

Ieri, il caso del destino, mi ha riportato un vecchio testo, qualcosa che avrà minimo 10 anni di vita, e leggendolo e rileggendomi, ho notato che nulla è mutato e forse è ora di dare una marcia diversa a tutto.

Perché bisogna pagare le conseguenze dei propri sbagli.
Che crearmi mondi paralleli è distruggere chi sono.

Perché ho infiniti mondi e li valgo tutti.

Dedica ad un amico poeta.

[Il sole oltre il tempo, odora come il mattino dentro una tazza]
che schiarisce ad esempio col suono affascinato dei fiori, mentre la notte ha più luce
[siamo da sempre mura edificate con l’amore che attraversa le finestre]
torneremo agli angoli della casa
sotto gli occhi affamati del bosco
come nuove crescite – dopo il trascorrere delle lenzuola
[ci resteremo fra le mani, saporiti come il mare che c’inchioda al contropelle]
inginocchiati a mordere i ricordi
mentre s’infiammano le onestà
col passo ondulato delle montagne
all’orizzonte