Diari della notte – le voci inquiete [44]

Dormi e sei nudo, lo so, ma non ti vedo. Ascolto il tuo respiro oltre il tappeto africano appeso al muro. Il corpo tuo ho voglia di vedere, ogni piega di pelle smossa dal sonno .Tu che per tutti indossi un velo con il cuore svestito nel sognare.
(Annalena Aranguren)

ad incidere ripassandoci sopra una somma di lingue – nell’inverno mi riporto ai piedi dell’inginocchiatoio che porta nel legno ogni nervatura del braccio teso – un cristo spezzato in più parti questo dondolarmi e poi tu nella cucitura dei fianchi, una spilla da balia intrecciata ai tuoi capelli – placida vergine d’acqua neve scarlatta accarezzata dalle nocche ruggine spianate sugli anni che diventano cinque come una mano

Si sbilancia il vuoto / su queste pareti di voci
putrido questo spazio
-intercapedine di dolori
succhiati l e n t a m e n t e
dai pori distanti di ogni bocca di rosa
il suono di una lacrima s’appoggia
a questi futuri senza ieri da raccontare.

Dalle mani che seguono i resti della polvere,
impariamo le loro voci, come l’amore che ci sveglia
in questo suono di acque
rotte dal pianto di un altro ritorno a casa.

Da”la casa sul fiume”, Iole Toini

è un destinarsi l’incipit in capo al mare,
onda che conserva la moltitudine
sui davanzali screpolati
e nelle foglie scartate dai venti più atroci
appartiene alla crosta questo ammutinamento delle caviglie
l’ognidove che le mie parole ti portano, nei lenti avanzati
dalle mani aperte – sui giacigli che hanno il profumo
indimenticato del nostro rovinarci le vene

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“È terribile che non si possa strappar via il passato con tutte le radici.”

Lev Tolstoj

e lievemente appartenere a ciò che non appare
accelerare il passo controvento
per non appoggiare le mani sulle cose

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Diari della notte – le voci inquiete [2]

Poi si diedero dei tempi
una palude di mani – mentre la notte si accatastava
in un covo di vipere innamorate

Ore che restarono inappetibili anche per la voce –
quante lamentele teniamo sui palmi e nelle ferite

Un chiodo da calzolaio ficcato da qualche parte in fondo
alla carne senza romanticismo come un fatto naturale  il desiderio
stringe fra le mani una vita sente che muore
per la nostalgia della bellezza senza le mani
proprio un dolce desiderio di male a farti godere
di essere stata poca cosa e continuare ad  esserla

(Iole Toini)

I nomi che restarono
invasero platealmente la mia memoria
resta-mi nella vergogna
nella nudità appiccicata come un groppo in gola

intenerita – in questa profondità
allego alle mie motivazioni
l’indecente equilibro dei silenzi

tutti, uno ad uno spietati
come artigli – svaporano
le mie stesse nudità

il mio terrore è un tamburo che batte il tempo – come una conseguenza distratta per omissione.

Noi non abbiamo scelta se non tra verità irrespirabili e imbrogli salutari. Soltanto le verità che non permettono di vivere meritano il nome di verità. Superiori alle esigenze del vivente, non accondiscendono ad essere nostre complici. Sono verità “inumane”, verità da vertigine e che si respingono perchè nessuno può fare a meno di sostegni camuffati da slogan o da dei.

– Squartamento, E. Cioran –