.Alfabeto Morse.

sono una notte impazzita, la costellazione dei pesci
un cielo colmo di pensieri, una quiete insaziata
ed ho, due occhi che fanno baccano
un corpo concreto che dondola in attesa
la tua voce bassa,
che nasce dentro come un riflesso
mentre ora
i corpi nostri
fanno scintille[è tempo, ora, di paragonare i desideri
all’alfabeto morse che ti farei sul ventre. dici tu.
mentre ho solo voglia di avvolgerti nella mia bocca e ingoiarti]

camera francese [6]

Quest’assurdo momento che non lascia respiri
è un peccare da assolvere, una lenta voglia
da inoltrare come una mail infetta
un fabbisogno che non arriva nemmeno alla voce
mi arrendo per ora, si torna sempre sui propri
passi
mi lascio nella pace di ogni secondo che rammendo
sulla parte esposta del corpo
sono un dubbio avviluppato alle gambe
ed una mano che si bagna fra le cosce

racconti dal cielo [parentesi neutrali di tempeste] [10]

sono me stessa dentro ogni parola che ti ho detto, forse troppo scoperta, pelle libera e ossa in vista per non nascondere nemmeno quando il pianto è un semplice viaggio di ricordi

ho sentimenti così forti che le tempie non reggono all’impatto, lettere spiegate dal cuore da sillabare con il timore di schiene avverse – e vorrei continuare ad averti alla mia sinistra
mordere la carne e gemere per tutto quello che sei

e mi credevo tua in ogni periodo, scontrosa come sgraziati nevischi –
ammalarmi dell’indimenticabile desiderio
– e come una lacrima dai fianchi – decidere di sva[e]nire

Roberto Kusterle