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Come un sipario che muore oltre la lingua

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Sebastiano Patanè Ferro

omaggio d’amore poetico [8]

(dammi un guardarti…)

quel sorriso che s’apre sul giorno
e traccia le cadute e le scale
attorno al cerchio senza cancelli…

respiro un mattino sulle calme dei fiori
tra le tue mani e il resto

dammi -ti prego- un guardarti

***

andirivieni laico

ti perdo tra le foglie nel rito della potatura
che le rose custodiscono nel sonno
e ti ritrovo nella loro clamorosa bellezza, più tardi
senza trucco, nascosta dai capelli
sorpresa

***

diafanìa

ho cercato di sfuggire al segno meno dell’implorazione
ai sottobaci ad usura che sanno d’anice e colgate
meglio l’assedio di un distratto “resta”
quando qualcosa al posto mio frena le tue corse
gira il cuscino, gira le tende e sul dorso degli sguardi
lasciami raggiungerti e divenire geometria
raduna le donne in te fra le mie mani
mentre apparecchio quest’altra solitudine

***

(eccoti nel giorno piena)

eccoti nel giorno piena di castano schernire l’incolore per me
che sono nube e poi amante
respira gli occhi la stessa aria che dal cuscino al nardo percorre muscoli
senza finestre perché tu abbia un cielo ed io la bocca
sei nel giorno piena di braccia e cartoncini a disegnare mani e linee
e un indolente sole castano come un vecchio gatto fa le fusa

Sebastiano A. Patanè Ferro

sebabymessina

Blog: http://sciaranera.wordpress.com/

Libro: http://www.edizionismasher.it/sebastianopataneferro.html

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Diari della notte – le voci inquiete [35]

pelle sbiancata dalle parole, fiamme e flusso
un ricamo salato, a seguire le vertebre lungo
_dorsali disattese_ nell’impazienza di un
mugolio e della corda che scivola, sulla carne

Bevi le ombre – disse,
bevi l’oscurità
dell’amore mortale
e chiudi gli occhi tra le mie ali
che sono la barca che attraversa
spazio e tempo.

Clara Janés

io sono la carne, l’impronta e l’ansia d’appartenere
nei tiepidi dolori di un mattino di rugiada e neve
attesa/appesa_nei mille girasoli che s’affacciano
agli occhi

e da qui i miei occhi si dispiegano, curvici
sottratti all’acqua, al fondo fiabesco che a mani tese
mi sottrai, la lacrima ha il potere d’invadermi le costole
_di un quando che mi accade nelle fessure sporche
di certi polsini

critical

vivo ancora la mancata raffinatezza delle tue ciglia che mi ri_porta al vento come una piuma macchiata di notte in notte, attraverso il suolo e mi faccio del mio dolore un puntaspilli, un ramo secco in balìa di un sospiro_un credo rosicchiato fin nelle unghie/spezzate_ [credo ancora, nel tuo imbarazzo, in quelle guance che accarezzavo mentre affondavi con parole acide nel mio cuore tenero, ombra che si dilata/arrende]

c’è una costante sensazione che parte da tutte le pareti
in contrasto con gli aneddoti sulle libertà
liberamente tratti dall’esperienza degli artisti
penso alle stupide interviste che intrappolano la mente
ai sussidi prodotti da mamme inconsistenti e padri nulli
libertà è scelta e si può scegliere anche la prigione

Sebastiano A. Patanè

Appunti su Gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci di Sebastiano A. Patanè Ferro, Ed.Smasher 2013

www.inmondadori.it

La silloge di Patanè è sicuramente un percorso interiore che il poeta deve eseguire per non lasciarsi spazi vuoti alle spalle, deve dare la storia a tutto ciò che vive perché la questione madre è che non può lasciarsi il passato alle spalle perché presente e futuro ne risulterebbero difettati.
Il suo percorso è strettamente solitario, ma non nel senso cattivo del termine, Patanè ne è consapevole – il viaggio lo compone dandosi gli spazi che la moltitudine non porterebbe ai suoi occhi – ma non rinnega nemmeno le mani “amiche” una sorta di sentiero necessario.
Libro suddiviso in due parti, complementari e che girano attorno all’Io e all’ES, nella prima parte c’è la carezza costante a ciò che si è portato alle spalle, una costruzione che è ripartenza, il bisogno dell’essere pieni per la consapevolezza di ciò che c’è attorno e perché dai ricordi, bene o male ci si ricava un bene – mentre nella seconda c’è la consapevolezza che dal passato non ci si deve staccare e/o stancare, nonostante le disillusioni, ma c’è anche un senso di lasciato a metà, perché cercarsi nell’altro poi diventa bisogno.
Sebastiano, ha in se una poetica che arriva nel profondo, si fa una casa all’interno di chi legge le sue parole – dialoga con noi e lo fa a volte con l’inconsapevolezza di chi è discreto – di chi dimostra che la parola scava anche con la delicatezza di un ricordo.
Nietzshe diceva: “Sono le parole più silenziose, quelle che portano tempesta” e Patanè ha in se questo camminare nella parola silenziosamente, ma quando si legge, lui ti porta una tempesta interiore – un pensare che magari prima non nasceva spontaneo – gli angoli (aprono i loro acuti per ingoiarci) è una raccolta che crea impronte profonde, silloge che resta e resiste, perfettamente.

[gli angoli aprono i loro acuti per ingoiarci]

E’ sorprendente scoprire quanti angoli può contenere un cuore
di quanti ripari in una cassapanca anche tra un livido ed un sogno
ormai ben adattato al relativo spazio senza troppi gialli
tra le magnolie di Laura che si apre al senso bambino della gratitudine
proprio sotto l’ingenuo seguire il sole come se davvero fosse là, otto minuti prima
E accade sempre di domenica che l’argento degli specchi assume più rigore
e sputa fuori tutti gli anni senza il minimo pudore senza attendere il miracolo dell’acqua
o la prodigiosa ascesa delle matite contro l’indignazione delle costosissime rughe
che reclamano la loro trasparenza
Gli angoli si muovono, aprono i loro acuti per ingoiarci e scaraventarci in un reale
dove l’oscena apertura delle ostriche ci ricorda di come la natura sia perfetta nel suo ripetersi
di come un bacio perda il suo profilo, cachi maturo caduto giù dall’albero
e l’incessante corsa del vento è riproducibile soffiando in due sugli orologi
senza che ne soffrano gli impollinatori di semantica né i vertiginosi esempi di coerenza
Scarti di tempo attorno alla copertina di un libro che tarda ad arrivare
mentre passeggi in una Venezia sott’acqua chiusa in una bolla con una neve
che non si scioglie mai

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