Diari della notte – le voci inquiete [27]

questo farmi nostalgia come grecale e mancarsi che cresce dal niente di un buio precoce/feroce, asportare dai piedi in aria – orlo bucato, nome dolce che non finge, un delirio che cade e spezza le mani in particole, mentre la lingua si pettina e sbanda di luce

– Il linguaggio è una vecchia rete lacera, attraverso la quale i pesci sfuggono mentre gliela si getta addosso. Forse il silenzio è migliore. Proviamo con quello. Vieni alla finestra.

– E’ una cosa strana, il silenzio. La mente si fa simile a una notte senza stelle; e poi una meteora scivola giù, splendida, fendendo il buio. Non ringraziamo mai abbastanza per questo spettacolo.

Virginia Woolf

Marcia Lippman
Marcia Lippman

sfumano così questi certi paradisi
appesi sugli scaldabagni spenti
quando di prima mattina ti spiegherei
l’abbraccio inzuppato nel latte
con la bocca a mimare l’alba
che si affronta fra le mie gambe
e i quei nugoli d’ape assorta
che suonano sonagli nel pieno dell’estate
la polvere che spiuma
miete vittime come un seme
spaiato dal mare
resta l’impronta dell’orologio
a falsificare il tempo
nelle macchie saporite
come larghe vie paonazze

 
Questa è l’ora di piombo –
che ricorda chi sopravvive,
come gli assiderati, la neve –
Dapprima una sensazione di freddo – poi lo stupore –
Infine la resa.

E.Dickinson

il vento è una bocca
acqua sui bordi sfatti
di una memoria lasciata sul letto
e riappari come una briciola nei miei capelli
leccami – come una parola nuda

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Diari della notte – le voci inquiete [12]

Dallo scempio dei blu,
faccio ombra alla fatica che avviene,
fino al fitto crollo dei nervi,
il ricordo di quest’occhio
è volto ed inchiostro
dei più oscuri, della pace
e poi di ogni rivolta sedata
dalle lame fitte sui costati.

“La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore.”
V.Woolf

Il digiuno vivo, di questi perché,
ricordano al tempo, la mia età immatura
la disperazione im.perfetta che coagula con il vento,
nel dispiacere che ti chiedo nel raccontarmi delle rose,
e dei sobbalzi di gonne al vento, alzate poco dall’orlo
crinato di sfilate piogge
scottano le tue mani, nei dopo che mi accadono

Francesca Woodman
Francesca Woodman

Domani potrete completare la distruzione del vostro mondo. Domani potrete cantare in paradiso sopra le rovine fumanti delle vostre città terrene. Stasera però vorrei pensare a un uomo, a un individuo solitario, a un uomo senza nome né paese, un uomo che io rispetto perché non ha assolutamente niente in comune con voi: me stesso. Stasera mediterò su ciò che io sono.

Henri Miller

le rosee intermittenze ricordano la pelle,
contenitore della carne più rossa e viva,
il respiro appartiene e
ad averti fra le cosce
torcendomi tutta come un serpente,
nuda e camaleontica, odorosa, aria s’inverte
quanto un risucchio di carne-
le tue mani avvitate al tempio libero,
io a mano aperta, respiro piano, parola s’avverte/inverte
nel perdurare