il glossario delle parole imperfette [43]

una croce questo cammino
che morde ogni contatto,
resta l’ombra che definisce il gesto

(non ho luoghi dove sopravviverti)

Annunci

il glossario delle parole imperfette [40]

si accade nei muri
delle mammelle amorevolmente nutrite
rendere partecipe il mio spazio terso
la movenza slavata di denti
e nella tua lingua dare spazio
a tutto il mio avvenire
nell’incavo diabolico – la lingua
dimentica-mi come la resurrezione
che si fa voce alta e limpida
perpetuo come il ginocchio che schiaccia
il seme diviso dalle gambe – forbici
abituarmi al fremere della tua schiena
come un corsivo distinto
fra gli sguardi ripetuti

Tullius Heuer
Tullius Heuer

Ancora Domani [10]

resistono sul bordo
nudi come ossi nuovi
“mangiatene tutti”
risuonano i figli – le mani
con le lame
la mente – lamenti
impietriti
ascoltami – appoggiami
al vetro
triturare ogni voce – che ululula
al mare un nuovo metodo
di guerra e sangue
-credo
ad un dio che non è altro
che un principio di dolore

Ancora Domani [9]

ti mostro le mani assegnandomi un segno
nello sguardo che si fa d’amore a memoria
mi racconto impaziente delle tue ombre
artigliando i nervi slacciati
nello stupore del suono di una vespa
seguo l’intreccio nudo della pioggia sulla pelle
che coincide al rivolo
nel riempire le costanti d’aria fragile
(stretta folle del corpo – tuo
nella ruvida appartenenza
quella scorza appesa
per un soffio nella memoria)

Colette Saint'Yves
Colette Saint Yves

Ancora Domani [8]

io resto nella mia stanza
colma della mia stessa nudità
una parete bianca che parla
a voce bassa
e dalla soglia io ti parlo
della voce e poi di ogni cardine

resta olio – scuro
nel minuscolo sorriso
che rivedono pianure
nel verde raccontato –
e nel miracolare un vuoto
che si fa spazio sulla pancia

un paradiso di cose dette
ed una polpa di corpo che piange
coraggio fra le gambe

labelle1

Ancora Domani [7]

Ti parlo di poesia per un giorno, così a dipingere quanto ti amo.

diamoci del tu in questo lasso di tempo che rimane
fra lo spartito naturale delle cose e il gesticolare del sole
diamoci del tu in questo periodo di malinconia
così se ci resta un pezzetto di pane
divideremo anche la lingua che ne accarezza la deglutizione
tentacolare – sovversivo – spietato
nel volto pallidume sconclusionato
coccolandomi l’asfodelo scarnificato
spellandomi dai graffi chiacchierati
diamoci del tu in questo sospiro che ciondola dalla corda
una finestra dibatte l’incastro imperfetto
e diamoci ancora una volta del tu
in quest’ora che la spiega sottile la pelle
e ne rinnova la diamantitudine dell’incarnato
un tremore di chicchi in questo mare
che rintocca i due mesi d’attesa

Tua Fuoco

Ancora Domani [6]

Caro Fuoco, oh mio caro Fuoco,
ricorda ancora le mani in difesa, una storia che si ripete a preghiera e nella famelica nube raddoppia la stanchezza delle labbra fin dentro una parte di cuore, lo sterno ammette la povertà del pensiero, lo specchio mi riporta il difetto dell’abbraccio – quelle parole tutte infilate nelle tasche e i fiori scostumati nelle fessure del muro illeso per miracolo dal candido rumore bianco – ordinare il dondolare tenue del fragore nella malata litania che le mani ripetono al vetro scagliato nella neve e ripetersi gli errori nel piccolo nodo alla gola – sporca i centrini di silenzi appoggiati al tavolo facendo umido con la memoria.

Tua nel sangue, Catastrofe

affondare