Diari della notte – Le voci inquiete [43]

fare intensità con l’aria – nella danza raccolta alla bocca
(allungare le dita fin dove toccano le stelle)
e strigliare la carne – nel ripetersi pronunce
sbriciolate a terra dalla vampa
impiccando le parole che restano
nel vento – azzurrato come eco

Avgust Vtorogo
Avgust Vtorogo

questo darsi allo specchio
nascendomi nuova
e riportandomi in vita
finché fuori persiste la luna
(ancora adesso – il mio gesto
ti appare come un sottotitolo)

Sommamente urgente è questo
silenzio che viene. Urgentissimo
il silenzio in masse accatastate
quasi crolla sul tutto in attesa.

M.Gualtieri

ed io torno implacabile – sgranando gli occhi
in mezzo alla polvere delle preghiere
oh, mia creatura laboriosa
storie sussurrate
dentro una novena di martiri
dondolami nelle scarpe
sasso di stagno
e velo
nello stesso gesto
della parola.

Mi manca il riposo
la dolce spensieratezza
che fa della vita uno specchio
dove gli oggetti si dipingono un istante
e sul quale tutto scivola.

Alfred de Musset

c’è ancora qualcosa che devo dirti – se mi guardo dentro ci troverò tutte le parole adatte – omologate per un perfetto addio, ripetuto, schiodato dagli occhi
io appartengo all’inverno lo hai sempre saputo – ti ho sempre detto che sarei diventata un albero dalle foglie lanceolate – una vertebra libera e lignea da intagliare nelle notti accanto alla voce come un camino
ho una conseguenza attaccata al ventre – una porticina di rame che singhiozza ad ogni colpo di vento

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Diari della notte – le voci inquiete [17]

poi comunque io ti aspetterò – ne parlerò piano ad ogni muro
la sedia accoglierà l’attesa – come una fermezza ripetuta
l’abbaglio nelle finestre squarciate il velo concorda con l’aria
accade che non ho vuoti – spazi liberi di gioia

ore raccolte come uno di quei movimenti infallibili
l’amore perverso per le piccole cose i gesti di raccolta
portare a se per non dare all’aria

io comunque aspetterò – il ripetersi delle foglie

L’amore non muore mai di morte naturale muore perché non sa come riempire la propria fonte muore di cecità di errori e tradimenti muore di stanchezza e ferite.

Anaïs Nin

Vladimir Clavijo
Vladimir Clavijo

mentre resteranno lo stesso questi nostri comunque
sospesi a mezz’aria come mani che si trascinano negli addii

l’ombra che si arresta nei bordi
il sole appiccicato sui nostri animi
così assiderati

nelle nostre memorie non resteranno altre stelle

Mi esercito continuamente
mi esercito al niente
fino al mio colore puro.

Mariangela Gualtieri

poi torna tutta questa neve – una marionetta con il cappio di un silenzio
scarnifico l’ombra intessuta di voci – resta-mi accanto così che io
sia meno povera

rammenda-mi il blu/notte nella preghiera dei tessuti

Diari della notte – le voci inquiete [4]

E tu prendimi, portami con te
come un incendio nelle tue abitudini.

Mariangela Gualtieri

mi raccolgo – memoria
come un perdono da non credere
dandoti un ricatto da usare
nel respirarti sincerità
[e rammendo una goccia dopo l’altro – nell’assioma amorevole che ti commuovo nel cuore]

paroles

e pare tempesta la neve che migra
al contrario sul dorso – mano spigato un sorriso si dimentica
delle tabule rase – arse e si s_piega alle curve
per ripiegarsi nei denti _la notte

Tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
se puoi darlo, vuol dire che non l’hai mai dato.
il paradosso d’amore consiste nel fatto che,
sebbene il tuo cuore si diparta,
tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
Ma noi terremo un modo più liberale
di quello di scambiar cuori: li uniremo;
così saremo un solo essere, e il tutto l’un dell’altro.

John Donne

ho bisogni che scricchiolano come legni
e poi il frastornare concreto di ogni vizio
rende tossico il tuo piangermi dentro
come una brocca da cui bere per sete
mostrami la parte morbida della fretta
quando rivendico la piazza e la valigia stesa
cercando una bugia che possa rallentare la voce
nel volo di un bordo, ripescato nella solitudine
[creare un rivolo di cielo
nella piccola preghiera
di nascite e volo d’api]
t’infilo due insetti nelle calze – reticolato
strappato alla porta con due dita sulla bocca
ed un bacio che corrode
la mia tenera nostalgia