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Come un sipario che muore oltre la lingua

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Emily Dickinson

Ancora Domani [4]

Fuoco, mio dolce fuoco,

stamattina mentre aprivo gli occhi sul mondo ho provato un dolore/fitta intercostale – una lieve marea di plasma/un fiotto di calore che mi ha stordito.
Ho portato la mano lì dove sembrava dovesse esplodermi il cuore e ho capito che ti sono fedele, che ogni attimo che sprigiono con le parole, ho una fedeltà che mi parte dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello che sbianca di giorno in giorno come se il tempo volesse dirmi che tutto sfugge e che restare è come partecipare al futuro.
Poi allargo le braccia, e manchi nell’altra parte del mio per sempre.
E poi c’è lei, che in questo mese di caldo, avrebbe festeggiato 72 anni, mi sento povera e dura senza di lei, lo sai e lo sanno pure le tue parole.
A volte mi caccio dentro fuochi impossibili da domare.

– Un non ammettere la ferita
finché non divenne così larga
Che tutta la mia vita vi entrò –

Emily Dickinson

Mi ci ritrovo tutta dentro questo scrivere, questo origliare le nuvole in attesa dei temporali/in attesa di cambiare come cambia il vento.
Vorrei soffocarmi, spingermi sotto la terra e piangere semi.

Tua con ferocia, Catastrofe.

amandine

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ordine delle cose [20]

“I tuoi pensieri non hanno parole tutti i giorni
Arrivano in singoli momenti
Come gli speciali sorsi esoterici
Del Vino della comunione
Che mentre lo gusti sembra così naturale
Così semplice il suo esistere
Che non riesci a comprenderne il prezzo –
Né l’infrequenza.”
— Emily Dickinson, Tutte le poesie, 1878

Diari della notte – le voci inquiete [27]

questo farmi nostalgia come grecale e mancarsi che cresce dal niente di un buio precoce/feroce, asportare dai piedi in aria – orlo bucato, nome dolce che non finge, un delirio che cade e spezza le mani in particole, mentre la lingua si pettina e sbanda di luce

– Il linguaggio è una vecchia rete lacera, attraverso la quale i pesci sfuggono mentre gliela si getta addosso. Forse il silenzio è migliore. Proviamo con quello. Vieni alla finestra.

– E’ una cosa strana, il silenzio. La mente si fa simile a una notte senza stelle; e poi una meteora scivola giù, splendida, fendendo il buio. Non ringraziamo mai abbastanza per questo spettacolo.

Virginia Woolf

Marcia Lippman
Marcia Lippman

sfumano così questi certi paradisi
appesi sugli scaldabagni spenti
quando di prima mattina ti spiegherei
l’abbraccio inzuppato nel latte
con la bocca a mimare l’alba
che si affronta fra le mie gambe
e i quei nugoli d’ape assorta
che suonano sonagli nel pieno dell’estate
la polvere che spiuma
miete vittime come un seme
spaiato dal mare
resta l’impronta dell’orologio
a falsificare il tempo
nelle macchie saporite
come larghe vie paonazze

 
Questa è l’ora di piombo –
che ricorda chi sopravvive,
come gli assiderati, la neve –
Dapprima una sensazione di freddo – poi lo stupore –
Infine la resa.

E.Dickinson

il vento è una bocca
acqua sui bordi sfatti
di una memoria lasciata sul letto
e riappari come una briciola nei miei capelli
leccami – come una parola nuda

espiare alla conta della polvere [15]

E’ dentro al mio fiore che mi sono nascosta,
così che tu, quando quel fiore appassirà dal vaso,
senza saperlo, possa sentire per me –
Quasi una solitudine.

Emily Dickinson

erigere immortalità [9]

Non conosciamo il tempo della perdita –
istante tremendo
il suo posto tiene saldamente
fra le certezze –

una stabile apparenza inflaziona
la carta – il caso – l’amico –
lo spettro delle cose solide
che sono fatte di sabbia –

Emily Dickinson

Diari della notte – le voci inquiete [1]

Maya Deren
Maya Deren

Comincia così dal niente – tutto questo scrollare operose notti, c’è l’ovunque che attraversa l’insalubre in ogni ramo che salta da un senso all’altro_mi restano ora occhi – mani aperte – e un buco perfetto come un anello dove raccogliere la luna.

andarsene e raccogliere le briciole che lasciamo alle spalle – in una fuga
calcolata perfettamente – per rimanere in una tasca
quella strana luce che mormora come un insetto – disposta a cerchio
nel chiedermi dove sia il creatore nel suo creato
diventa miele anche l’ultima mossa
e la parola diventa arte
ma tu dimmi che cosa ne fai della mia mano tesa
che s’appende inquieta ad ogni notte che torna
-parlami ora con la tua voce

Mi incanta il mormorio di un’ape –

qualcuno mi chiede perchè –

piu’ facile è morire che rispondere.

 

Il rosso sopra il colle annulla la mia volontà –

se qualcuno sogghigna stia attento

– perchè Dio è qui – questo è tutto.

 

La luce del mattino mi eleva di grado –

se qualcuno mi chiede come –

risponda l’artista che mi tratteggiò così.

(E.Dickinson)

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
(S.Quasimodo)

cala una palpebra dietro l’altra
in questa passeggiata rossastra – nelle mie guance
troverei le tue labbra nascoste dietro le mille parole
chinare – mangiare – abbandonandosi nel dopo

trafitti d’altro se non del respiro

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