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Diari della notte – le voci inquiete [41]

Resta nel tuo eliso, non essere crudele
verso quel vago senso di speranza
che a noi, solo, rimane. Ben altro
è la felicità. Esiste, forse,
ma non la conosciamo.

EUGENIO MONTALE

cerco di diradarmi
in questa stessa mia pelle,
ma non mi raccolgo come dovrei
piangono le mie braccia pendule
gli spianatoi sanno di pane raffermo

quel che mi resta dentro
ha il sapore di un addio che non si celebra
ogni spiraglio di fortuna
ti riporta a me dentro le mani
e ti sospiro spinta dal vento,
in un cerchio di mare mimato dal fuoco

Ma io, sempre estraneo, sempre penetrando
il più intimo essere della mia vita,
vado dentro di me cercando l’ombra.

Fernando Pessoa

affrontare dall’interno il respiro di questo sogno che tiene la carta abituandosi lentamente a questi certi silenzi che combaciano come esseri allo specchio
c’è una sorta di pazzia nelle tue parole, me ne accorgo dalla punteggiatura inesistente e dalle mattine che sono come abitudini alla fine
diventano alberi i tuoi dolori, un ramo dopo l’altro si eleva verso quel cielo che fa silenzio, ovunque
soli in quest’alba che mette due dita nel cuore e il resto si appresta a dissipare l’orgoglio di questo inutile puntare in alto

Con incroci di addii
ho progettato il calvario della notte
ed ho bendato gli occhi al pensiero che dorme,
perché non senta il dramma
del risveglio.

U.Crocetti

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Diari della notte – Le voci inquiete [8]

Iris Syzlack

Iris Syzlack

La tua irrequietudine mi fa pensare agli uccelli di passo che urtano ai fari nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza, turbina e non appare, e i suoi riposi sono anche più rari.

Eugenio Montale

ad acqua natura – la crosta che piove
e cade come straniero, il disordine
darsi spesso alla luce   praticando sazietà
con bocconi amari
un gioco perlustrato nella lentezza dell’aria bocca-a-bocca
mi squarto l’incisivo da deridere con il mio volatile
appartenere alla forma convessa dei miei infiniti angoli bui

mi dedico lentamente al riposo
la larva delle mie manie
giace curiosamente riversa
in uno stato intensamente placido

Io scrivo per il morto
Per il mai nato
Dopo le 4:48 non dovrei più parlare
Ho raggiunto la fine della desolata e ripugnante favola di un giudizio internato in una carcassa aliena, deformato dallo spirito maligno della maggioranza morale.
Sono stata morta per molto tempo
tornata alle radici
Canto senza speranza al confine

Sarah Kane

la bestialità delle mani e delle atroci lame
ne digerisco appena l’osso se mi parli così
a sputi e mozziconi d’erba io incancrenisco l’insetto
che biascica velenoso sulle mie dita
appestarmi di nero, nella curva che il mio sguardo
incornicia a suon di perdoni
ti prego di continuare con il punto croce
che la mia voce applica di pari passo alla bava
piegata come un abito sulla mia carne