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Diari della notte – le voci inquiete [24]

Dipendiamo dalle nostre nevrosi, tolte loro non c’è più nulla. Sogniamo di orbite
astrali e di un’idea fatta carne.

Gottfried Benn

appendi_mi gli occhi così nel dire fare
di una mano statuaria
un convesso nero, ricucito addosso
mi aderisce la bava di un fiume
fammi come aria mossa
nella testa che sbilancia l’orgoglio

Alain Janssens

Alain Janssens

restano onde a circondare le caviglie delle nuvole
– la salsedine fa impronte d’attesa
chiedo nomi da strappare alla sabbia,
ruggito d’addio nelle foglie sparse
– sulla bocca arrossata dai ricordi

“Il mio pensiero si allontana con un sorriso omicida lasciando che un’angoscia stridente gridi dentro la mia anima”

Sarah Kane

apro di me il torso
di te il polso e l’inverno
la preghiera che sale e assale
la gola
un poco dopo, nel mentre che andiamo
e la mano, alta_
si scompone in tremito
che richiede pentimento dal sangue
ordine/disordine, un cuscino di pioggia si scioglie
sulle pupille e allaga il tiepido brontolio del corpo
supereremo questo scroscio di silenzi, ancora
come sempre in un eterno ritorno di rime
un rimbombo percuote le dorsali del mio ventre
una ruvida dislocazione del tuo verbo, farsi nervo

Quando se ne è andato
di lui mi è rimasto
solo me stessa.

Hoda Ablan

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Diari della notte – Le voci inquiete [8]

Iris Syzlack

Iris Syzlack

La tua irrequietudine mi fa pensare agli uccelli di passo che urtano ai fari nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza, turbina e non appare, e i suoi riposi sono anche più rari.

Eugenio Montale

ad acqua natura – la crosta che piove
e cade come straniero, il disordine
darsi spesso alla luce   praticando sazietà
con bocconi amari
un gioco perlustrato nella lentezza dell’aria bocca-a-bocca
mi squarto l’incisivo da deridere con il mio volatile
appartenere alla forma convessa dei miei infiniti angoli bui

mi dedico lentamente al riposo
la larva delle mie manie
giace curiosamente riversa
in uno stato intensamente placido

Io scrivo per il morto
Per il mai nato
Dopo le 4:48 non dovrei più parlare
Ho raggiunto la fine della desolata e ripugnante favola di un giudizio internato in una carcassa aliena, deformato dallo spirito maligno della maggioranza morale.
Sono stata morta per molto tempo
tornata alle radici
Canto senza speranza al confine

Sarah Kane

la bestialità delle mani e delle atroci lame
ne digerisco appena l’osso se mi parli così
a sputi e mozziconi d’erba io incancrenisco l’insetto
che biascica velenoso sulle mie dita
appestarmi di nero, nella curva che il mio sguardo
incornicia a suon di perdoni
ti prego di continuare con il punto croce
che la mia voce applica di pari passo alla bava
piegata come un abito sulla mia carne