[L’erba che grida]

Ho sentito le grida dell’erba
le mani capaci e umili, del cielo
quell’emisfero che mi ha fatto neve
essere corpo di parole
trasformate, poi
in quel piccolo puntino nero
che buca la tua gioia
essere ritrovata con la spietatezza
di una sonata che risuona,
Mentre fuori spiove

[Fare della parola il domani]

Ci sarà il tempo di riprendere a respirare.
A restare.
A non lasciare che le cose si riducano a brandelli.
Ci sarà il tempo per riprovare ad andare nel verso giusto di un qualsiasi stato emotivo.
Un amico mi ha chiesto di trasformare ciò che mi stare male in parole.
È da tanto che non sento il potere che ha.
È la mia paladina.
La perfezione che più desidero.
Quando c’è, ed esplode, io mi colmo di gioia.
Provo quel piacere che fa fermare il tempo.
Ogni cosa è un respiro.

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.Bisogna.

Bisogna avere del tempo, un pensiero sconclusionato.
Non avere aspettative, ma grandi distanze da colmare con dispetto.
Sacrificare i calici di vino e le mani immerse nella gioia.
Volersi del bene e del male, mentre attraversiamo noi stessi.
Sperimentare il dubbio e volersi disfare dei tempi morti.
Sperimentare il cammino a passo svelto, senza voltarsi mai.
Sopportare le avance delle nuvole e dichiararsi monogami al mondo.
Volere il mare in tempesta, paragonabile solo al tumulto dell’anima.
Innamorarsi del cielo e farsi portare altrove dal gesto feroce di un’eclissi.