nel lungo dondolare della parola [15]

ho pupille da sfamare a gioie,
un bianco scosceso
sfrecciato di rosso
-il corpo-scure
è nella sua semplicità
avvelenato alla radice
e piange ogni cosa
sulla soglia ghiacciata
mentre non mi capacito
la nuca
nel ripetermi ancora
una epifania al corpo
come un seme

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il nero delle forme [12]

il suono confuso della notte
che scorre sulle nostre congiunzioni

dove non si appendono gli abiti
ma è strapparseli di dosso
il gesto
periodico

farsi piume dentro il vetro dei respiri
coccolandosi con mani appuntite