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Come un sipario che muore oltre la lingua

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Emilia Barbato

Diari della notte – Le voci inquiete [39]

non rimanere immobile
perchè non basta il vuoto che lasci
non basta l’aria e il tuo pigmento
sono una croce con un chiodo di traverso
un ramo spezzato a cui ogni senso
non si piega, solo polvere come la memoria
e a nulla serve dirti che sei
spine del mio tacere

La notte dirige il vero delle cose,
le impercettibili voci dei meccanismi
che respirano nell’assenza dell’uomo, così,
il ronzio monotono di un distributore,
l’incomprensione nasale
dell’idrante rotto,
la gioia di un canestro disatteso,
il clamore delle insegne dei motel nel silenzio.
Sospesi, si resta
con l’imbarazzo della propria presenza,
evitando di muoversi con irruenza nelle nebbie,
si resta, favorendo una progressiva sparizione.

Emilia Barbato

torniamo alle origini
con un poco più avvitato
ai polsi
mi dimentico della tua voce
sotto coltri di pelle
sgranulo sguardi
sospirando alle ossa
e poi in un orgasmo di nuvole
siedo con le labbra poggiate al vetro
e tu al di là
sfuggente su strade di acciottolati domani

Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise, calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento”.

A.Achmatova

Jenn Violetta
Jenn Violetta
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omaggio d’amore poetico [9]

la canzone del nulla

a Saint Guilhem le Désert, tra
la torre dell’abbazia e la piazza, una vetta;
sommità di solitudini
e laconico riparo dei sogni.

Calchiamo vestigia romaniche
proiettando l’ombra dei nostri corpi,
li incoraggiamo ad esistere tra le stradine
medievali e l’odore dei formaggi

nel sacchetto di carta che tieni tra le mani
-resistere nell’immagine felice di un pasto-
porti una baguette alla francese e ne ridiamo
complici e prigionieri

di un nostro tempo,
epifania
in cui vorrei
saper restare, evitando di precipitare

ancora nell’inverno,
ma a noi sono concesse solo
dolorosissime separazioni
e il ripetersi inclemente dei giorni,

l’agguato brutale dell’assenza, lunedì,
la dispersione nei sorrisi accondiscendenti del martedì,
l’affanno, e siamo solo a mercoledì,
il respiro che sa portare ogni giovedì,

e poi venerdì, sembrerebbe un indizio di felicità
che ci restituisce alla famiglia,
eppure, in sabato e domenica,
troviamo sempre la stessa condanna.

folìa

le tue intenzioni modellano il corpo

che apre il mio come una faro

nel fitto della notte; filari di faggi

i miei pensieri.

Capoversi di una denuncia

I – Aria

Il miasma dei roghi d’immondizia è
un urlo sordo che sale dalla terra,
il presagio dei cieli torvi sopra Dachau,
la fine negli inceneritori,

un sintomo del danno efferato
che i parassiti della specie
ci moltiplicano dentro, il luccichio diabolico
delle pupille che controlla la sparizione delle scorie.

Il fumo acre allenta appena
l’ossidazione dei tramonti
e dissimula la malvagità
delle molecole pesanti,

piove sulle campagne una polvere calma,
diossine silenziose
curvano le cime degli alberi
e degli ortaggi e imbiancano il bestiame.

II – Terra

Rumina mansueta un’erba che ammala,
tra i denti ripassa il destino
senza posa, finirà
i suoi giorni in un piatto,

inconsapevolmente, cresce
la vendetta fredda delle cellule, mentre
le tremano negli occhi,
la follia dei cassonetti in fiamme e figure di uomini infuriati.

Le urla e la ferocia degli sguardi
guastano, ulteriormente, lei
e il paesaggio di periferia,
alterata, ruota la coda,

come per allontanare
gli uomini, molesti più delle mosche,
e torna alla sua
esistenza rassegnata.

III – Acqua

Le ombre dei faggi si allungano sui prati,
in un crepitio sinistro
di rami, si stendono
offrendo l’orecchio

al mormorio sotterraneo
delle acque, così come nel settimo girone dantesco,
i violenti ci preparano il fiume di sangue
e i cancri che falceranno le nostre vite.

Le correnti del fiume Isclero
spezzano le sagome riflesse
del paesaggio fluviale, immettono, a monte
e a valle, dosi massicce di mercurio

nell’acquedotto Carolino,
fanno cerchio intorno
alla terra dei veleni
dove si consuma un biocidio.

IV – Fuoco

C’è sempre un jingle musicale
rassicurante ad accompagnare
le mani nei reparti dei supermercati
e prodotti accattivanti sugli scaffali,

la patina bugiarda dell’economia che non arresta,
ma confeziona e distribuisce al mondo, i frutti della terra
dannata, dove gli sciacalli hanno sversato
pagando clan e cosche,

ci contaminiamo ogni giorno
un po’ di più, tra l’indifferenza dei mezzi
di comunicazione,
ed il silenzio-assenso delle istituzioni.

V – 048

Ci hanno tirato addosso
una bomba nucleare e nessuna
bonifica, nemmeno una parola
di commiato

fibrosarcoma
angiosarcoma
mixosarcoma
adenocarcinoma
linfoma
linfosarcoma
carcinoma renale
epatocarcinoma
cancro della laringe e della faringe
carcinoma epidermoide
medullo blastoma,
carcinoma della mammella
carcinoma colon-retto
arcinoma tiroideo
meningioma
melanoma
adenocarcinoma pancreatico

cadiamo tutti nel tempo,
uomini,
donne
e bambini

emilia

Emilia Barbato, presto pubblicherà la sua seconda silloge

la trovate qui intanto: http://emiliabarbato.wordpress.com/

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