Archivi tag: Anna Achmatova

Diari della notte – Le voci inquiete [39]

non rimanere immobile
perchè non basta il vuoto che lasci
non basta l’aria e il tuo pigmento
sono una croce con un chiodo di traverso
un ramo spezzato a cui ogni senso
non si piega, solo polvere come la memoria
e a nulla serve dirti che sei
spine del mio tacere

La notte dirige il vero delle cose,
le impercettibili voci dei meccanismi
che respirano nell’assenza dell’uomo, così,
il ronzio monotono di un distributore,
l’incomprensione nasale
dell’idrante rotto,
la gioia di un canestro disatteso,
il clamore delle insegne dei motel nel silenzio.
Sospesi, si resta
con l’imbarazzo della propria presenza,
evitando di muoversi con irruenza nelle nebbie,
si resta, favorendo una progressiva sparizione.

Emilia Barbato

torniamo alle origini
con un poco più avvitato
ai polsi
mi dimentico della tua voce
sotto coltri di pelle
sgranulo sguardi
sospirando alle ossa
e poi in un orgasmo di nuvole
siedo con le labbra poggiate al vetro
e tu al di là
sfuggente su strade di acciottolati domani

Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise, calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento”.

A.Achmatova

Jenn Violetta

Jenn Violetta

Annunci

Diari della notte – le voci inquiete [33]

ariadarc

Perdona se son vissuta affliggendomi,
e il sole poco m’ha allietata.
Perdona, perdona se molti
ho scambiato per te.

ANNA ACHMATOVA

la rabbia macella la parola che si fa porpora
come una bocca che digrigna, come dopo i baci,
dati e ricevuti, morsi pallidi e lingue come scudisci,
allumino nascosto sotto coltri di nebbie, l’acqua
è pace ritratta da una un loop fotografico, una stilla
per ogni silenzio devoto

avere la voce e la carta
una penna che tracci universi inchiostrati
sentirseli addosso i diritti
arrossarsi le mani di vernice che non sia sangue
e mietere impronte come per approntare

vorrei starmene qui a fissare geometrie marine, cadere nel cono luminoso dell’estate senza uscita, precipitare con le ciglia incollate a sale e sabbia nella quiete tenera di questa rimozione di me, dimenticarmi quaggiù quando le ombre si faranno fitte, non voltarmi, non voltarmi indietro, colare piano nel presente, un grumo secco che si scioglie e fluisce nel domani

Silvia Rosa

e se stasera restano le ossa
da domani farà giorno
come l’uva neonata dalla tua voce
che si assenta in un pianto di neve
in questo preludio di vuoti che a mano disegno
e disimparo il perdono colorandone gli spazi a rendere
quanto il vetro opaco della tua parola
scivola come una goccia fra i solchi di terra in amore

arriverà agli occhi il tuo cuore, esangue e lacero
il tempo è un bisogno primario per respirar_ti
s’intercede con rumorosi pianti, ed è la ferita
a farsi silenzio, una bocca di pelle senza dolore