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Come un sipario che muore oltre la lingua

quattro atti per il corpo [14]

dimostrami il sangue
la coltre dispari
che annerisce i seni

(così nella bellezza
di un domani che fa male
mostra denti e pelle
nei gesti promessi)

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il silenzio onesto delle cose [17]

estinta e bagnata,

un capriccio di sponda

e cado inespressa

nella tua bocca – schiuma

vorticosa come l’amplesso/madre

le città visibili [2]

lo sguardo oltre
tetti neri spioventi, gigliati di giallo
passare i capelli sul fiume che profuma
e riflette di luna
(ieri sera eri una storia appesa sul Kennedybrüche
con un sorriso chinato fra le pieghe di Bonn)

note a margine [4]

Chiamami quando ti va,
quando ne hai voglia,
ma non come chi si sente obbligato a farlo,
questo non sarebbe bene né per te né per me,
a volte mi metto ad immaginare quanto sarebbe meraviglioso se mi telefonassi solo perché sì,
semplicemente come uno che ha avuto sete ed è andato a bere un bicchiere d’acqua,
ma so già che sarebbe chiederti troppo,
con me non dovrai fingere mai una sete che non senti.
Sei tu, e lui rispose,
Sono io,
mi è venuta sete,
vengo a chiederti un bicchiere d’acqua.

José Saramago | L’uomo duplicato

musica da camera [18]

l’estetica del dolore [23]

di questa nuova carne nuda
che prende colore
solo al muoversi della tua bocca

Michel Vaerewijck

camera francese [5]

a divincolarsi nei muri
masticandosi – caldamente appropriati
tempestivi – ripetendosi
una promessa insaziabile
e poi appartenersi nel buio
affondandosi entrambi
nelle ripide bocche
temporeggio – per non smetterti
da me

al blu dei confini [4]

Affilata la mattina
muove tutte le cose
tacendo

ph @mia

discorsi alla madre [7]

mi sono fatta segreto
qualcosa che il cielo non stringe
come sconosciuta alla luce
mentre il guscio – ,madre
mi accarezza bambina

[e suonano le stelle
lentissimamente
sciolte
lungo il tuo dorso
che scivola oltre il mare]

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