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l’estetica del dolore [26]

se ricalcolo i respiri
minaccio pioggia

e mi apro come una vena

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oltre il fiume della polvere [3]

hai un volto
che si accende al tramonto
con tutte le sue ombre
e lunghi sogni grigi

c’è un canto che corre sull’Erba Gialla
e si schianta di rosso
oltre Little Bighorn

(è memoria contraffatta
popolata da Spiriti
ingordi di dolore)

note a margine [7]

Un’idea di addio
virtuale ed effimera
e tuttavia infinita.
Un’idea passeggera di lacrime, abbracci
senza parole,
moltiplica i suoni, i cardini,
le soglie, le maniglie,
il delizioso movimento dei treni
e infine il silenzio dell’addio.
Una crosta traditrice
resta per sempre sulla banchina della memoria
nei commiati
irrevocabili.

Carmen Yanez

le città visibili [4]

sono qui nella perfetta sintonia dei boschi
una gestazione di capitoli nelle bacheche al sole
e il Reno sbuffa – sulle gambe del ponte
e passano le chiatte – spregiudicate nel silenzio
sciabordano le mani abbracciate come lucchetti
il verso pallido dei corvi
nella rincorsa placida di un cane sulle pietre
come asole speranzose –

(cala nelle palpebre il rito della luce
biancheggiare una saliva nel corpo possente
dei rami)