inizio a sentire quell’aria che mi mangiò dicembre
quell’anno non ha memoria dolce
mi hanno legato alle gambe massi di dolore
dentro e fuori quel bianco molesto
dentro e fuori come ogni tubicino
che lavava via le paure
(sembra il tic tac dell’orologio
che odia capitan uncino)

*

il tempo fa passi da gigante
si sommano muro per muro
impalcature di assenze
destinate a crollare
al primo scossone
(il terremoto è alle porte)

*

chiamerò ogni foglia caduta
con il tuo nome
perchè il mio angelo
è immenso
e necessita di maestosità

*

la camminata nella neve
mentre il sole mi mangiava le nocche
vorrei non aver visto quella figura scura
accanto al tuo letto
quei gesti estremi
che mi portavano lontana da me

*

mi ripeto
ma questa morte
ha spento il tono
di ogni mio sorriso

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