evaporare l’occhio dentro una cinica gola,
guardare i nervi nello strato di condensa
fra il giorno dopo e la sua caduta

una radice che fa buio ai denti, camminando sul bordo
che resta vuoto sotto la lingua

l’acqua è remota
come una danza che pianta chiodi
come una collana di fiori – che diviene osso,
scheletro puntellato dalla luce

svanire dagli occhi
midollo fino alle gambe
il vuoto dei piedini all’aria
erezione a crepa – organo verticale

e poi lo smottamento
il deserto che racconta l’abito – appoggiato al petto
che sopravvive allo sputo

tuttosospeso

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