una pergamena la voce – cortecce di cucciolo
a ricamarsi fobie come il grano al sole
e il verde spigliato delle forche meccaniche
raccontano agli occhi un certo coraggio trafitto
tutta chinata come una foglia – ancora
sbilanciata la pace offerta in palmo di mano
dondolo una lingua che non è la mia
affilata come una forbice tenuta stretta
dal dovere di darti una libertà
tu madre ed ape – perfettamente affissa sui
reni lasciati a soffrire un sogno

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