Caro Fuoco, oh mio caro Fuoco,
ricorda ancora le mani in difesa, una storia che si ripete a preghiera e nella famelica nube raddoppia la stanchezza delle labbra fin dentro una parte di cuore, lo sterno ammette la povertà del pensiero, lo specchio mi riporta il difetto dell’abbraccio – quelle parole tutte infilate nelle tasche e i fiori scostumati nelle fessure del muro illeso per miracolo dal candido rumore bianco – ordinare il dondolare tenue del fragore nella malata litania che le mani ripetono al vetro scagliato nella neve e ripetersi gli errori nel piccolo nodo alla gola – sporca i centrini di silenzi appoggiati al tavolo facendo umido con la memoria.

Tua nel sangue, Catastrofe

affondare

Annunci