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Ritorno alla madre

Allattami ancora
madre
ora che sto morendo
e sento dietro la porta
l’amarume dell’acqua santa.
Illudimi
che siano ancora belli
i miei occhi d’albume
e dolce
l’agrore dell’alito
che provo a risparmiare ai sordi
di questo gerocomio.
Lavami di latte
le radici cariate
la lingua di muffa
lo stantìo del già detto.
Misto
a schegge di marmo
fallo giungere
e attecchire
con l’albume fatto glassa
nel concime solido
delle mie frattaglie
e fiorire
attorno a me
come insperato
sperma di ragazzo.

***

L’inizio dei commiati

Di mestruo in mestruo mi accomiato dalla carne
preziosa quanto quella macellata
appesa per costati tra ghiacci mortuari
e poi prezzata.
Nell’accavallare le gambe muro la vergogna
di una memoria spurgata puntualmente,
ammirata per gusto di commiserazione
nel tamponato dondolio rosso, passione?
Si gettano alle fogne le memorie
si lasciano sull’ombra
della schiena
collezioni accumulate
di acquasantiere
cavalli legnosi
o copule di buone annate.
Inizio a tacere
il desiderio di peccare in gola,

bruciarla in olio fritto e piccante
ubriacarla di novello di novembre,

arrochirmi ogni pensiero
abituandomi al fiato dell’inverno.
Nebbie in cornice sui mobili
polvere sulla scala dei libri
penne senza inchiostro
bianco eterno di pagina.
Non è virtù impavida la resa
ma può essere
una degna conclusione.

***

La striscia

La striscia è la scriminatura
che fa bella una chioma di bambina
è il solco tracciato da un aratro
su una terra dove poi nascerà il grano
è la traccia lasciata da un cammino di lumaca
è il sorriso su una faccia e anche due occhi di dormiente

può esserlo anche un graffio di domestico felino
quanto il raggio del sole quando recide il cielo del mattino
ma poi si ricompone allargandosi in calore
è l’ombra di un uomo magro perduto al pomeriggio
fermo in una indecisione che poi passa

passa come la polvere su un muro
tolto un quadro che annoiava ogni cena
di famiglia per le feste comandate
però a uno piaceva e fu rimesso
la polvere lasciata

è striscia la linea che seziona mattonelle
identiche per area e per colore
o anche diverse: non è la geometria capitata per destino
a far loro decidere quale il passo da guardare

è striscia l’orizzonte
diciamo
eppure quanti monti oltre quel mare

ricordare
la prima in assoluto striscia
incontrata in venuta a questo mondo
il luogo più accogliente in quale stare:
quella sottile via lattea
che in apparenza separa le mammelle di ogni madre.

Ciascun seno creato per stare accanto all’altro
e tra loro soltanto il sapere tramandato
della vita

e per pietà di tutti
non il suo contrario.

Savina Dolores Massa blog: http://savinadolores.altervista.org/

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