dusan

ti prego di dirmelo senza appuntare il tuo pugno sulla mia guancia, di amarmi nella sincerità, nel riposo, nella fedeltà, mentre l’insieme traffica fra le gambe del tavolo – nel riparo di assi che spintonano contro il mio petto – una sbavatura di chiodi che tu infliggi ogni giorno alla mia voce – dandomi una preghiera in più quando mi faccio feto dentro la notte

Percorro i boschi
che portano ai tuoi occhi
risalendo sentieri masticati di parole
attraverso la radura del tuo sorriso.

C. Brigato

lo sguardo e la voce
sono le due parti di te che non dimentico
la carezza su questo nero che lentamente fissa istanti
te lo ricordi e me lo ricordo
questo rigore con le dita i finestrini
calcolare i quando nel mimare di una dolce paura
assentarsi e cercare paesi da incontrare
è questo il nostro impastarci
le mani in tasca
gli spiccioli dei caffè resi
la distanza fra un ricciolo nero e la mia barba affilata
una gamba a penzoloni sul treno
le braccia ad annerirsi nelle costanti
dimenticate o dimenticarsi di partire
sviluppare una resa
che corrisponda ai tuoi occhi
e poi cosa ci resta se non il passo affrettato e il cigolio dei cardini e delle ruote
una porzione di quell’insieme di parole miste alla saliva che ci miagoliamo addosso
aderenti come due forme nevose – nelle amensie degli odori
e rubarsi eliminando le distanze nei fiati e nelle congiure di un tiepido polso da laccare
un tutt’uno in questo allacciarsi

…a tua sembianza dissolvente m’assimilo
nel peso che mi piega

M.Papa Ruggiero

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