praticare l’oceano infilato nei tuoi occhi
planare nella ricchezza dei suoi fondali
e a bocca sacrificare gli spazi d’aria
che nel plurale mancato – segnano i polsi

se mai sapremo
dove riposa
il respiro ultimo
delle cose nascoste
al pensiero

M.Barbaro

lambiccarsi nei tempi la voce – originaria dalla polvere che diventerò
scendono le palpebre nel passo che la porta mura fra me e la luce
e la mia mano rincorre il buio fertile, nella treccia scaturita dal sole

è strano tutto questo ruminare – gracchiare
ti ripeto come il sempre che la testa non nega
cantici su cantici sverminati come cucciolate
dal latte acido

E così la tua vita é un passare da un parto all’altro.
Forse dovrò spesso cercare il mio parto, la mia liberazione in un cattivo pezzo di prosa, così come uomo spinto dal bisogno trova la sua liberazione in quella che, detto energicamente, si chiama ‘puttana’-perché a volte si grida per partorire, in ogni modo.

H.Hillesum

dopoilvetro

senza le perturbazioni si anneriscono gli schianti
e avvolgo in carta oleata l’innumerevole distanza
-questo tossico arrangiarmi le vesti
appesa al filo che scuce correndo contro le nubi amaranto

Dolce come il pericolo attraversasti un giorno
con la tua mano impossibile la fragile mezzanotte
e la tua mano valeva la mia vita, e molte altre vite
e le tue labbra quasi mute dicevano quello che era il pensiero.
Passai una notte a te incollato come ad un albero di vita
perché eri dolce come il pericolo,
come il pericolo di vivere di nuovo.

Leopoldo Maria Panero

Annunci