fare intensità con l’aria – nella danza raccolta alla bocca
(allungare le dita fin dove toccano le stelle)
e strigliare la carne – nel ripetersi pronunce
sbriciolate a terra dalla vampa
impiccando le parole che restano
nel vento – azzurrato come eco

Avgust Vtorogo
Avgust Vtorogo

questo darsi allo specchio
nascendomi nuova
e riportandomi in vita
finché fuori persiste la luna
(ancora adesso – il mio gesto
ti appare come un sottotitolo)

Sommamente urgente è questo
silenzio che viene. Urgentissimo
il silenzio in masse accatastate
quasi crolla sul tutto in attesa.

M.Gualtieri

ed io torno implacabile – sgranando gli occhi
in mezzo alla polvere delle preghiere
oh, mia creatura laboriosa
storie sussurrate
dentro una novena di martiri
dondolami nelle scarpe
sasso di stagno
e velo
nello stesso gesto
della parola.

Mi manca il riposo
la dolce spensieratezza
che fa della vita uno specchio
dove gli oggetti si dipingono un istante
e sul quale tutto scivola.

Alfred de Musset

c’è ancora qualcosa che devo dirti – se mi guardo dentro ci troverò tutte le parole adatte – omologate per un perfetto addio, ripetuto, schiodato dagli occhi
io appartengo all’inverno lo hai sempre saputo – ti ho sempre detto che sarei diventata un albero dalle foglie lanceolate – una vertebra libera e lignea da intagliare nelle notti accanto alla voce come un camino
ho una conseguenza attaccata al ventre – una porticina di rame che singhiozza ad ogni colpo di vento

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