alsowoodman

raccogliere e riordinare le cose per natura e dolore, la tranquillità di un sonno senza paura mentre il lembo di un sottile sorriso scaturisce la calma e le mani forti a sollevare e distendere chiarezza, sprigionare la limpidezza dell’acqua e ammalarsi di bellezza riconquistata con un morso di pane o con le rughe di un viso che crede anche sporco di lacrime e terra, fatti come una preghiera e lega forte il cuore con ancoraggi estremi, dove la terra è una calma che si appoggia al sole di una speranza.

“Scrivevo silenzi, notti, segnavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini.”

A.Rimbaud

mutare la distruzione in arcobaleni chimici
distinguere il bene da una zolla di male
e poi rosicchiarne la pelle – cigolando
sulle unghie il delitto perfetto
dell’anima e dei suoi pargoli bluastri

E’ solo la tua immaginazione che alla fine l’accende
al tramonto in quella mezz’ora colore del rimpianto,
quando la risacca, più vecchia della tua mano, scrive:
“Non è niente, ma è questo niente che la fa grande”.

Dereck Walcott

resta poi, il dimenticarsi
cambiando stoffe colme di sale
negli orli schietti del cielo
dove questo inverno
è il mio apparato digerente

ematoma sulle nostre lingue
come una storia stretta
vagina di un foglio
piegato per mancanze

Il cerchio della sera
stringe tutto il cielo nelle tue mani
di là dagli occhi la luna raccoglie
il filo svolto del giorno
nelle corolle dischiuse delle stelle.
I desideri tendono l’ultimo laccio al vento.

Leandro Di Donato

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