Rompono di nuovo quelle mani
la membrana dell’acqua
il sudario del mare Ogni bracciata
agita il cuore che a poco a poco
attraversa l’acquario del passato

Fernando Pinto do Amaral

faremo la punta alle parole
assegnando le virgole ai silenzi
riempiendo gli spazi vuoti di cupi baci
come discorsi da scrivere sottopelle
nuotando nei fogli bianchi ancora da concepire
avvolti e stravolti dal tempo assopito sul cuscino
e fra le tue labbra mute

fareombradigesti

questo prendersi da capo a piedi, addentando
il singolo schizzo d’aria, percepibile a notte fonda
ha il potere di ridurmi in piccole briciole d’acqua
il tempo si risolve in un percorso di fianchi_molli

Se devo scrivere poesie ora che invecchio
voglio vederle scorrere, perdersi in altri corpi
prendere vita e nel frattempo spendere sulle cose vicine,
tenermi compagnia come le cipolle sbucciate nella luce
mentre preparo un brodo con gli occhiali offuscati
appunto un verso su un foglio e a volte mi ferisco
scambiando la penna col coltello

Antonella Anedda

ci guarderemo dai bordi, divinando ogni perplesso sole che al mattino filtrerà sotto le pieghe della pelle che ci unisce e ci regaleremo l’inverno nelle carezze sul collo, l’estate delle tue mani a coppa sui seni, l’autunno dei capelli intrecciati e la primavera delle parole incastrate da lingua a lingua e labbra aperte in gemiti di sorrisi

ci sono bocche che non parlano
ma dicono di tutto, sai
la strozzatura del nero
che ci fa neri insieme
e maschi

L.R.Carrino

[restano le intenzioni, tutte disarticolate come una confusione che regna nell’alto dei cieli e poi fra la terra aperta, la bocca e il cupo sciame d’api regala un passaggio fitto di neve che spollina scende e spiuma una parola dietro l’altra in questo dimenticatoio che si fa pozzo largo e profondo, una moneta gettata con un giro di polso e l’incastro perfetto del polsino con il becco di ferro che chiude il chiavistello delle lune]

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