un giardino

imperturbabili le parole al vento che spira da est,
negare il sogno sotto l’occhio/aperto, di spalle
quando la neve si perde, sfranta,
nel dolore chiedimi ombra, perchè sono brava nel buio
al silenzio, lasciandomi andare
non rimanere immobile
scompigliami i nervi, svesti con accurata lama
piegati, in pose imprudenti
ridisegnati e diventa imponente
sfuso sui dorsi di versi pari
sono l’omicidio delle tue rose,
spine del mio tacere

In quest’aria ossuta
futuri come il subbuglio
di braccia cresciute, che oscillano
colpose, ora,
al cammino di qualcun altro.
Andrea Lucheroni

colano a lato come un fare di lacrime
sbiadisce la memoria, percorrendoti tutto
rami secchi, alghe e mare fino alle ginocchia
e il vento, altrove, nudo di parole
rimetti in pace il pensiero, servito come ostia
di conquista

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari più non gli era il mio respiro
e non era più un lago ma un attonito
specchio di me una lacuna del cuore.
Vittorio Sereni

c’è il bisogno di andare e di non avere altro da dirsi e partire
come quando le parole dilatate crescevano sui palmi umidi
rami pungevano gli occhi gonfi di sguardi acerbi quando fuori
gocciolavano ombre da sudare fra le lenzuola assorte e fluide
e nell’incurvarsi delle tue labbra sulle mie quando ci esplodiamo.

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