La notte indugia ancora nel profondo della foresta: la notte e tutto ciò che questa parola significa, con la consapevolezza della preda, dell’amore, del vagabondaggio, della gioia di vivere fine a se stessa e della lotta per la sopravvivenza. Questo è l’istante in cui non solo nel folto del bosco, ma anche nell’oscurità dei cuori umani accade qualcosa. Perchè anche il cuore umano ha la sua notte, piena di emozioni non meno selvagge dell’istinto di caccia che attanaglia il cuore del cervo maschio o del lupo. Le passioni legate al sogno, al desiderio, alla vanità, all’egoismo, alla furia erotica del maschio, alla gelosia, alla vendetta, si annidano nella notte dell’uomo come il puma, l’avvoltoio e lo sciacallo nel deserto della notte orientale. E nel cuore dell’uomo esistono istanti in cui non è più notte e non è ancora mattino, quando le belve strisciando dai nascondigli tenebrosi dell’anima, quando il nostro cuore è agitato da una passione che si trasforma in un movimento della mano, una passione che abbiamo educato e addomesticato invano per anni, talvolta per un tempo infinito… E non è servito a nulla, invano abbiamo cercato di negare disperatamente, di fronte a noi stessi, il vero significato di quella passione; essa si è dimostrata più forte dei nostri propositi, si è mantenuta integra e compatta. A nulla sono valsi argomentazioni e stratagemmi, la realtà è rimasta quella che era. Semplicemente questa: per ventiquattro anni tu mi avevi odiato così appassionatamente che quel sentimento aveva in te la forza e l’ardore delle relazioni amorose.

Sandor Marai – Le braci

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