pelle sbiancata dalle parole, fiamme e flusso
un ricamo salato, a seguire le vertebre lungo
_dorsali disattese_ nell’impazienza di un
mugolio e della corda che scivola, sulla carne

Bevi le ombre – disse,
bevi l’oscurità
dell’amore mortale
e chiudi gli occhi tra le mie ali
che sono la barca che attraversa
spazio e tempo.

Clara Janés

io sono la carne, l’impronta e l’ansia d’appartenere
nei tiepidi dolori di un mattino di rugiada e neve
attesa/appesa_nei mille girasoli che s’affacciano
agli occhi

e da qui i miei occhi si dispiegano, curvici
sottratti all’acqua, al fondo fiabesco che a mani tese
mi sottrai, la lacrima ha il potere d’invadermi le costole
_di un quando che mi accade nelle fessure sporche
di certi polsini

critical

vivo ancora la mancata raffinatezza delle tue ciglia che mi ri_porta al vento come una piuma macchiata di notte in notte, attraverso il suolo e mi faccio del mio dolore un puntaspilli, un ramo secco in balìa di un sospiro_un credo rosicchiato fin nelle unghie/spezzate_ [credo ancora, nel tuo imbarazzo, in quelle guance che accarezzavo mentre affondavi con parole acide nel mio cuore tenero, ombra che si dilata/arrende]

c’è una costante sensazione che parte da tutte le pareti
in contrasto con gli aneddoti sulle libertà
liberamente tratti dall’esperienza degli artisti
penso alle stupide interviste che intrappolano la mente
ai sussidi prodotti da mamme inconsistenti e padri nulli
libertà è scelta e si può scegliere anche la prigione

Sebastiano A. Patanè

Annunci