Diari della notte – le voci inquiete [32]

volevo che questo vento non fosse così caldo
non ti portasse alla memoria, appiccicandoti
addosso, come veste laccata dall’acqua
-la dispersione si sfiora con le labbra
nel quieto spezzarsi dell’estate-
il ramo sfregia, tira fili del mio prendisole
mentre le unghie di rosso sbeccato
camminano tagliandosi i palmi con i più
aguzzi dei nostri silenzi

La memoria mi aiuterà a soffrire ancora di più:
poiché in fondo noi siamo
della razza di coloro
che hanno per legge questa assidua pena
di cercare armonia
conquistando il dolore.

Salvatore Quasimodo

v o c a l i
per non essere altro
che il fumo di un passaggio
lento che si fa nullo all’ostia
e resta il rimirarsi
ad uno specchio tondo
sbeccato dai fusi
che il punteruolo
ricama di bocca in bocca

come a dire che soltanto
i centimetri di corda
tra un ramo ed il collo
sono l’esatta misura
della crepa del mondo

Gabriele Favarossa

restano così
nelle gobbe ad oriente
i miei sospiri
infilati come sacri totem
nelle labbra socchiuse dal vento

Nessuno dimentica un corpo che abbiamo avuto
fra le braccia un secondo – un nome sì.

MARIA DO ROSÁRIO PEDREIRA

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