L’ostrica intagliata dai tuoi denti
mi fa tutta in un segno bistrato
dai seni piccoli a macchia
fino alla fame nascosta nelle mani,
mi nega l’ipnosi, il riverbero verde
dagli inchiostri a-t-tratti.
Trema il labbro bagnato,
nel ruvido grazie che come membrana
ricopre l’aria, lentamente in vuoti
e ricordo ancora la neve,
ancora nelle nudità
ricordata dai polsi accadendomi nervi.
Il ricordo-traliccio avvitato sulle dita
profuma di crosta annerita sui bordi,
raccolgo il cielo spigato nei rebbi
occlusi e infausti, da lievi forme-convesse
faccio buio con le labbra
di questa voce che non posso scordare
.La zolla dura della carne, si forma
dentro alcove ossee e picchietto
agrodolci paranoie sugli orologi dimessi
mezza-notte appare divina con i suoi tulipani-blu.
Si avvolge una serpe sulle caviglie
e nulla tace in uno schizzo di pietra
quando i detriti annebbiano le parti,
il succo è una diatriba ricoperta dai fiati,
nel cerebro e nelle cornee stese
la luna dischiude le cavità
come il mio sesso:dentato.

Alex Gallo
Alex Gallo

2013 (c) Alex Gallo photography by revoltmasked.com

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