ora – che il buio della stanza mi ricorda della tua fuga – un inverno nuovo che mangia le costole e secca i gesti in un ricordo – la pesca sul tavolo a metà, scura come il dolore
mi appartiene come una mattina dal passo svelto e con le spine arrotolate alle mie memorie

bianco6

Cerco sempre di comunicare
qualcosa di non comunicabile,
di spiegare qualcosa di inspiegabile
di parlare di ciò che ho nelle ossa
e che soltanto in queste ossa
può essere vissuto.
Franz Kafka

perché di voce negli spicchi
addento – recuperare
una memoria
le gambe a penzoloni
un muro placido – riflette
e passa il tempo andando
come i giorni
nel braccetto delle nuvole

così vedo che il mondo piano piano migliora
che il piacere non lascia in me le cicatrici
che il caso è il mio rifugio e che è arrivata l’ora
di essere / fra l’altro / nuovamente felice

Mario Benedetti

io piccola, nella tua cuccia di parole
allenata all’impronta calda
nelle tue narici il mio profumo
evidenziandomi con l’accurata
curva scheletrica
segui orizzonte
io piccola, nella tua cuccia di silenzi
ancora adesso mi chiedono
le mie mani di te
rendimi caparbia, nell’insolenza del sole sulla tua pelle
un cuscino di margherite, un petalo ed un ramo
e poi del fuoco, per avvalermi della notte, nel bacio
che ti regalo tornandomi

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