questo farmi nostalgia come grecale e mancarsi che cresce dal niente di un buio precoce/feroce, asportare dai piedi in aria – orlo bucato, nome dolce che non finge, un delirio che cade e spezza le mani in particole, mentre la lingua si pettina e sbanda di luce

– Il linguaggio è una vecchia rete lacera, attraverso la quale i pesci sfuggono mentre gliela si getta addosso. Forse il silenzio è migliore. Proviamo con quello. Vieni alla finestra.

– E’ una cosa strana, il silenzio. La mente si fa simile a una notte senza stelle; e poi una meteora scivola giù, splendida, fendendo il buio. Non ringraziamo mai abbastanza per questo spettacolo.

Virginia Woolf

Marcia Lippman
Marcia Lippman

sfumano così questi certi paradisi
appesi sugli scaldabagni spenti
quando di prima mattina ti spiegherei
l’abbraccio inzuppato nel latte
con la bocca a mimare l’alba
che si affronta fra le mie gambe
e i quei nugoli d’ape assorta
che suonano sonagli nel pieno dell’estate
la polvere che spiuma
miete vittime come un seme
spaiato dal mare
resta l’impronta dell’orologio
a falsificare il tempo
nelle macchie saporite
come larghe vie paonazze

 
Questa è l’ora di piombo –
che ricorda chi sopravvive,
come gli assiderati, la neve –
Dapprima una sensazione di freddo – poi lo stupore –
Infine la resa.

E.Dickinson

il vento è una bocca
acqua sui bordi sfatti
di una memoria lasciata sul letto
e riappari come una briciola nei miei capelli
leccami – come una parola nuda

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