Quattro atti per la parola

I-acqua e ombra
Il rumore dell’acqua, riporta sul bordo le cose
il tiepido vitello da sgozzare e l’amore-agro
che agli occhi rotola a lato come il sangue,
nell’amalgama di fango che arriccia le punte dei piedi
poi mancano le ore, a questa terra a cui tutto si toglie
quando arriva il vento, sradica il sonno dalle palpebre
-e delle preghiere abbiamo solo ombra-

II-terra e parole
Si pulisce con la mano invasa, ogni tratto di riva
l’impero di rami, una selva che raccapriccia e che chiude
i germogli dei fiori, in un respiro-crocevia di segni
e l’aria s’ammala, stacca i pollici alle parole
dove perdiamo il troppo estratto dai giorni

nel rosario manca un grano-salvandoci
mastichiamo la polvere che s’appende al buio.

III-nebbia e bordi
La notte ha occhi limpidi, una sorgente che l’aria non scrive
si nasconde sorridendo fra i capelli e i fiori secchi,
nel rammendo dei bordi morbidi delle gonne,
appena sotto le ginocchia si disegnano punteggiature di freddo
ad ogni voce si lascia una lacrima, che stacca il passato
dalle cime di certi chicchi di nebbia
la coerenza della neve non ha l’età, che rimedia all’intaglio.

IV-sogno
L’increspo disegnato dalle nuvole crea buchi al cuore,
una mancanza di respiri che s’inerpica e nasconde
nella mano destra-umida di piogge mancate

domande salgono sui grembi acerbi d’alberi sfrangiati di noia
e si fa fatica nella lontananza, la terra gratta la memoria
-come onde convulse/ammaestrate dai sogni-

da “La voce silenziosa delle api”, silloge in fase di pubblicazione.

Paola Mischiatti
Paola Mischiatti
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