il nome si trascina e si perde negli interstizi,
fra una mattonella e l’altra
diseguale, sconcio
come una spallina giù e la carne esposta rosa

ed è nel tacere che gratto con il labbro il tuo sapore,
una succursale di dolore che mi segue curva dopo curva a capo chino, nell’amore di sale
che torna a possedermi dagli occhi

oyos

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