fra le gambe passeggiano ombre rosa
e nella durezza che si giurano c’è
un ramo a graffiare la guancia di un addio
andandosene in-taglio
togliendosi un petalo per volta dagli occhi
-resta- appena il centro
giallo polline sui pollici che a-morsi
distendono dispiaceri
sull’argine c’è una morte d’accarezzare
con quei ritorni a dita fredde,
che si rendono in-dimenticabili
una luce in meno da depistare –
in un polsino che si chiude a scatto
margine che l’affanno non rinsavisce
un disastro che rantola sulla ghiaia
infilata fra le dita dei piedi in fuga
continuo a volerti regalare
il mio nero boccone – spiegandomi
nel verso e fra le cose da donna
che silenziosa-mente ti dico
sulle dita strette e nei venti
in fuga dalle nostre parole
silenziosamente amareggiate
io sono la costante e l’angolo smussato
principio taciuto nelle tacche ai legni
quest’evoluzione di marea che s’impiglia
sui riccioli dei capelli, la carezza sperduta
come un dorso di mano che prega una sapienza
raccolta nel sale e nel giro di vento
-che ti chiedo in-vano-
e mi sento innamorata, delle tue paure
e delle burrasche contorte di questi cieli
color del piombo
odoroso questo consegnarti la mia voce
come le mie mani sulla tua carne
rassegnandomi a ricordarti, come la base
della mia casa che ti dicevo a memoria

fra

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