Diari della notte – le voci inquiete [19]

Ma devi cominciare a prendere coscienza della notte, che non è quella che comunemente viene chiamata notte, ma quella che comincia sempre dopo, sempre un istante dopo, e che raramente trova qualcuno fermo al suo posto, a raccontare…

da Canti del caos, Antonio Moresco

e taci, di quel silenzio che mi spaventa le ossa
un corrimano di spine, disegna parole con il sangue
ed io scendo, dandoti la schiena, offertorio
di queste tua parole, nude

è uno stupore definitivo, oltraggioso
l’istante in cui il corpo si consegna alle mani degli occhi
e lascia cadere di schianto tutte le foglie del sonno.
Greta Rosso

ho scelto di non darti per scontato,
di stemperarti sia nelle mani che nella memoria
mentre ti credevo ancora fermo
nelle righe sfatte delle lenzuola
e nelle labbra aperte del sole,
quel lento dondolarsi
che si fa come una tendina,
mentre fuori albeggia
un settembre indimenticato

handtear
resta un gorgo di saliva sul gomito
un ricordo che si disossa ad ogni passo
spremuto sulle suole
è strano questo tempo languido
cenno di labbra che non so bene dove appuntare
e spargere un seme in zolle sparpagliate
da becchi e piedi scalzi
una gestazione che si aggira
nei pressapoco spianati sulla mia bocca
il tremore prosegue
nella nudità che non mi dimentica

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3 pensieri su “Diari della notte – le voci inquiete [19]

  1. greta rosso

    anto: grazie. di cuore.
    poi: c’è un lampo luminosissimo, aperto in avanti, che perfora questa poesia.
    io lo trovo bellissimo, e caro, ancora di più perché ti voglio bene.

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