restano sugli specchi i nostri ricordi – s’abituano
al buio del buio ripetono con mani nervose orli

fuori l’inverno sta piegando ogni angolo e cresce
una rivolta di fiori – le rose perfette
come seni ammainati dal respiro

si spezzano le ossa
sotto il gelo del silenzio
la brezza sussurra il tuo nome
-sublime tortura-
mentre i miei occhi assorbono
questo tramonto di porpora

appena e così rossa – inseguita dalle forme
del senso – spinto negli occhi e sfuma tregua
nell’accadere delle lenzuola
raccolta – sistemata a cerchio a riempire gli spifferi
nei gesti oblunghi

scivola il desiderio
-come pioggia-
sul mio corpo tremante
e fra le mani impazienti
raccolgo le sillabe spezzate
del mio canto solitario_

la voce calda come fragore che non si trattiene
il cuore dal precipizio
si raccoglie alle punte
come sale di mare – fine
e spiove lungo il buio
tutto porto alla bocca
maturata come un frutto – depredato

ed infine la marea si ritrae
per cedere il passo alla notte
che sigilla le mie labbra
col piombo dell´assenza _

 

antonella taravella&mariagrazia patanìa

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