metà

non so come iniziare a darti del lei, una percentuale di disamore mi tira le parole una ad una in un balletto senza eroi, le gambe tremano forte in questo non volerti – il diametro del mio amore ha subito l’evacuazione istantanea, poco prima era una folla – poco dopo mi hanno detto che si trattava di solitudine
mi appresto a darti un addio nella maniera più infallibile – nel semplice gesto appena mosso di una mano, la corteccia di un sentimento che non si avvale del sale di lacrime ma solo di zavorre gettate al largo, calciate via dall’intimità delle carni che non c’è più

E, penzolandomi oltre i paletti dello steccato,
vedo: strade, alberi, soldati sbandati.
Una vecchia contadina, cosparso di sale grosso
mastica e mastica un tozzo di pane nero…

Marina Ivanovna Cvetaeva

le briciole – una dopo l’altra
prudentemente dissanguo il gesto
l’aria è mare controverso – rubato alla luce – tempo da scrollare dagli acquitrini
una memoria senza percorso ma solo altro diluvio regalato al presente
percentuali dopo percentuali si svincolano dalle mie azioni
– creo l’attesa nel mio stesso abito
una cucitura sbiadita dai morsi del silenzio

Attraverso il riquadro di vetro in cima alla porta ho visto un pezzetto di cielo traforato dalle punte nere e aguzze dei pini dall’altro lato della strada. E dietro gli alberi c’era la luna, quasi piena, gialla e luminosa. Di colpo mi sono sentita soffocare. Ero in trappola, con quel quadratino tentatore di notte sopra di me e tutt’intorno, ad avvolgermi in un intimo, soffice abbraccio asfissiante, la calda atmosfera femminile della casa.

Sylvia Plath

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