Poi si diedero dei tempi
una palude di mani – mentre la notte si accatastava
in un covo di vipere innamorate

Ore che restarono inappetibili anche per la voce –
quante lamentele teniamo sui palmi e nelle ferite

Un chiodo da calzolaio ficcato da qualche parte in fondo
alla carne senza romanticismo come un fatto naturale  il desiderio
stringe fra le mani una vita sente che muore
per la nostalgia della bellezza senza le mani
proprio un dolce desiderio di male a farti godere
di essere stata poca cosa e continuare ad  esserla

(Iole Toini)

I nomi che restarono
invasero platealmente la mia memoria
resta-mi nella vergogna
nella nudità appiccicata come un groppo in gola

intenerita – in questa profondità
allego alle mie motivazioni
l’indecente equilibro dei silenzi

tutti, uno ad uno spietati
come artigli – svaporano
le mie stesse nudità

il mio terrore è un tamburo che batte il tempo – come una conseguenza distratta per omissione.

Noi non abbiamo scelta se non tra verità irrespirabili e imbrogli salutari. Soltanto le verità che non permettono di vivere meritano il nome di verità. Superiori alle esigenze del vivente, non accondiscendono ad essere nostre complici. Sono verità “inumane”, verità da vertigine e che si respingono perchè nessuno può fare a meno di sostegni camuffati da slogan o da dei.

– Squartamento, E. Cioran –

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